“Con Skype risparmiamo tempo e denaro. Perché non utilizzarlo?”

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Attraverso la piattaforma Skype, i giudici possono celebrare processi consentendo alle parti di non spostarsi ma collegarsi dal luogo in cui si trovano. Che si tratti di avvocati, testimoni, periti, ognuno di loro può con un pc a disposizione, una connessione internet e una registrazione, fornire il proprio indirizzo email ed essere contattato. Il presupposto è che tutte le parti siano d’accordo. Pierpaolo Beluzzi, magistrato del Tribunale di Cremona, da sempre favorevole all’utilizzo della tecnologia e del web in ambito giudiziario, è colui che nel 2014 ha gestito il primo processo via Skype e oggi, che all’attivo ne ha più di 200, fa il punto di questi anni e di questa realtà.

Quali e come sono i risultati ottenuti dall’applicazione di questa tecnologia?
“Tanti e soddisfacenti. Abbiamo ascoltato testimoni che non avevano soldi per potersi spostare, difensori impegnati anche in altre sedi sono intervenuti senza dover rinviare l’udienza, così abbiamo conferito incarichi ed evitato costosi viaggi all’estero. Ogni volta che abbiamo potuto sentire a distanza un detenuto del tribunale di Cremona, invece di disporne l’accompagnamento coattivo in tribunale, si sono risparmiati 250 euro. Ma abbiamo anche potuto avere l’intervento di medici senza che dovessero uscire dagli ospedali”.

Quando è stata applicata per la prima volta questa tecnologia in un processo?
“Le udienze in webconference e poi in telepresence sono iniziate nel 2007. Abbiamo offerto la possibilità di collegarsi con varie piattaforme rimettendo al testimone la scelta di utilizzare quella a lui più friendly. Oggi, ovviamente, la quasi totalità opta per Skype, che già conosce e utilizza”.

A quali processi può essere applicata questa modalità?
“Partendo dal presupposto che tutte le parti devono essere d’accordo, il sistema si applica ampiamente ai processi, anche quelli più complessi, tanto che lo abbiamo utilizzato per il ‘processo calcio scommesse’ a Cremona, sfruttando una piattaforma di Telepresence, un gestore documentale cloud e interfacciando tutto con il sistema di video-udienza del Ministero. Sono state collegate tre aule del Tribunale di Cremona e hanno partecipato alla stessa udienza oltre 150 avvocati. Tutti, imputati e legali, partecipavano alle udienze del GUP comodamente seduti nei loro studi e collegandosi in telepresence. Skype viene utilizzato sistematicamente anche per le audizioni dei beneficiari nelle amministrazioni di sostegno. Tutte le case di riposo e i centri geriatrici della provincia di Cremona sono collegati con il tribunale attraverso questa piattaforma e gli ospiti delle strutture vengono sentiti dal giudice a distanza, con l’assistenza del medico che può fornire subito aggiornamenti sulla loro salute”.

Come è stata accolta questa ‘rivoluzione’?
“Bene direi, gli avvocati hanno recepito positivamente l’innovazione e non ci sono state particolari resistenze soprattutto dopo aver provato l’efficiacia del servizio offerto che viene anche richiesto dagli stessi difensori. Ma anche le altre parti lo hanno trovato particolarmente vantaggioso, perché come dicevo, senza abbandonare il proprio luogo di lavoro, in pochi minuti i periti possono ricevere gli incarichi, scaricare dal cloud dedicato il fascicolo digitale, senza perdere tempo né affrontare costi di trasferimento”.

Lei insegna alla Cattolica di Piacenza “La creatività nella giustizia digitale”…
“Sì, sto tenendo questo corso complementare alla Facoltà di Giurisprudenza, in collegamento con i corsi del I e del V anno di Filosofia del diritto . Vi è un passaggio molto pratico di knowhow agli studenti dei sistemi di comunicazione digitale (utilizzo di piattaforme di telepresence, di sharing documentale, realizzazione e gestione di firme digitali, fino all’utilizzo di sistemi di edemocracy relativi al voto online e uno sguardo al mondo delle blockchain) con la finalità di creare un effetto sciame, dove gli studenti diventano attori, riuscendo a gestire strumenti digitali ‘legal’, e potenzialmente inventarsi dei nuovi servizi, nuove applicazioni concrete di soluzioni digitali al mondo della giustizia, esaltando il collegamento creatosi fra loro e lo scambio di informazioni e conoscenze. La parte di compliance normativa completa la formazione. La parte creativa è propria dei giovani studenti: bisogna solo aiutarli a farla esplodere”.

Che la passione e il mestiere si siano sciolti l’una nell’altro è evidente dall’entusiasmo che trapela da queste dichiarazioni. E d’altronde i risultati ci sono e i numeri cominciano a essere importanti. Da Cremona potrebbe diffondersi una best practice.