Corasaniti: “Class action e strumenti globali per scardinare truffe online”

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Giuseppe Corasiniti, Capo del Dipartimento per gli Affari di Giustizia ed esperto di sicurezza informatica e di reati che si consumano sulla Rete, ci spiega quali sono i rischi del commercio digitale e le possibili contromisure.

L’indagine della Procura di Tivoli ci ricorda l’importanza di mantenere alta l’attenzione quando compriamo qualcosa in Rete…
“Quello smascherato dall’indagine della Procura di Tivoli è un caso di vera e propria truffa online, la versione contemporanea e digitale del cosiddetto ‘pacco’. E’ la falsa vendita di oggetti che hanno spesso un valore molto limitato. In molti i casi i consumatori truffati non si rivolgono neppure all’autorità giudiziaria. E’ molto raro che si faccia una querela per recuperare pochi euro.  Tra l’altro il reato di truffa si prescrive in poco tempo e questo è un ulteriore disincentivo alla denuncia. La truffa on line è un fenomeno in forte crescita che merita attenzione e si distingue dal phishing, ossia la vera e propria frode informatica che si realizza a danno di una massa di utenti attraverso, per esempio, mail infette con cui si prende possesso delle password, dei contatti, della posta elettronica e, nei casi peggiori, delle informazioni bancarie degli utenti”.

Qual è la portata del problema?
“Enorme. Spesso le vittime non si rendono neppure conto di essere state truffate. Il commercio elettronico si basa sulla fiducia perché, a differenza di quanto avviene nel commercio in presenza, pagamento e consegna del prodotto non sono simultanei. E’ importante sapere a chi ci si affida. Negli ultimi anni sono stati frequenti i casi di siti, curatissimi e all’apparenza affidabili, che proponevano l’affitto di case per le vacanze estive che in realtà non esistevano. Prima ancora di scoprire il raggiro, il consumatore dava l’anticipo che, quindi, veniva irrimediabilmente perso. Un altro settore a fortissimo rischio è quello dei servizi finanziari. Basti pensare al caso delle criptovalute vendute, in alcuni casi, da agenti non qualificati e non legittimati.  I reati legati al commercio elettronico consentono grossi guadagni con rischi molto inferiori rispetto ad altre attività criminali come lo spaccio di droga”.

Come si affronta il fenomeno?
“Occorre introdurre qualche incentivo alla querela. Si potrebbe pensare a una forma di class action, che nel penale non c’è. Potrebbe essere un buon modo per affrontare il problema. Proprio come avvenuto nel caso scoperto dalla Procura di Tivoli, infatti, si tratta spesso di tanti piccoli episodi dal valore economico limitato che però, nel complesso, permettono ai responsabili del reato di accumulare somme ingenti. E’ fondamentale, inoltre, la collaborazione internazionale. Le truffe nel commercio elettronico spesso si realizzano in un Paese ma vengono organizzate e condotte in un altro Stato. Siamo di fronte a una questione globale, una questione di sicurezza internazionale. Occorre rafforzare gli strumenti comuni: non bastano accordi bilaterali, servono veri e propri trattati. Su questo l’Unione Europea deve fare di più. Infine, serve un’adeguata educazione al commercio digitale. Le truffe spesso si realizzano a danno di anziani o di consumatori molto giovani che non hanno gli strumenti adeguati per difendersi”.

Quali comportamenti possiamo adottare per difenderci dai rischi?
“Una buona prassi può essere quella di scegliere i grandi siti di commercio elettronico che garantiscono una maggiore sicurezza delle transazioni. Sulle grandi piattaforme è più incisivo, infatti, il controllo sociale, quello che si costruisce a partire dai giudizi degli utenti. Una seconda regola fondamentale è diffidare di chi vuole pagamenti attraverso la ricarica di una carta prepagata o di debito. Meglio usare le carte di credito o i bonifici che garantiscono la tracciabilità e la revocabilità dell’operazione. Un altro errore è non leggere attentamente le regole e le condizioni della vendita. Infine, altre due importanti difese contro i pericoli dell’ e-commerce sono l’aggiornamento costante del browser e la verifica del grado di sicurezza del sito: mai dare user o password quando nell’url del sito viene indicato che la pagina non è sicura”.