“Nel 2019 cattureremo Messina Denaro”

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Federico Cafiero De Raho, 66 anni, dal novembre del 2017 è al vertice della procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Con lui tracciamo un bilancio delle attività svolte nel 2018 e scopriamo i propositi della procura che coordina per l’anno appena iniziato.

Che bilancio può fare dei suoi primi mesi come procuratore nazionale antimafia?

“L’obiettivo che si propone il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo è quello di avere la piena condivisione con le procure distrettuali delle indagini, soprattutto quelle più complesse, che riguardano proprio i settori mafia e terrorismo e le proiezioni internazionali che la procura deve curare soprattutto come centro di riferimento nell’ambito delle rogatorie, non solo, ma anche nell’ambito degli ordini di indagini europee. E questo obiettivo è stato raggiunto soprattutto per la partecipazione delle procure distrettuali ai risultati che sono stati concretamente conseguiti”.

A quali risultati si riferisce?

“Mi riferisco all’individuazione di organizzazioni mafiose proprio nei territori in cui più difficilmente si riusciva a contrastare il fenomeno mafioso. Penso alle operazioni avvenute nella provincia di Bari, dove un’indagine recentemente curata dalla procura distrettuale locale ha portato a oltre 30 arresti e diversi sequestri. Ma riveste grande importanza anche a Palermo l’individuazione dell’operatività della cosiddetta ‘commissione provinciale’. La ‘commissione’ non si riuniva da quando Totò Riina venne tratto in arresto e solo a seguito della sua morte e della composizione evidentemente di accordi fra i capi mandamento ha ripreso a funzionare. La tempestività con cui la procura di Palermo è intervenuta ha fatto sì che venisse scardinata una centrale di coordinamento mafioso”.

E dal punto di vista della lotta al terrorismo?

“Sono numerosissime le indagini che si sono sviluppate sul territorio nazionale e che hanno visto il coordinamento dei vari uffici. Il segnale che gli uffici giudiziari antimafia e antiterrorismo sembra abbiano dato quest’anno è proprio quello della condivisione, in attuazione piena del progetto di Giovanni Falcone, di unitarietà e centralizzazione della direzione nazionale con, al tempo stesso, una articolazione e una diffusione sul territorio delle conoscenze”.

Sergio Moro, ministro brasiliano della Giustizia, nel suo discorso d’insediamento di pochi giorni fa, ha citato Falcone e Borsellino. Li ha definiti degli eroi che, con il proprio sacrificio, hanno fatto venir meno l’aura di invincibilità di Cosa Nostra.

“Ogni volta che vengono citati Falcone e Borsellino si dà atto di come sia iniziata con loro una modalità organizzativa diversa di contrastare le mafie. Il fatto che questo venga riconosciuto da tutti i Paesi dà all’Italia ancora più prestigio e quella rilevanza che al nostro Paese deve essere riconosciuta. Tutte le nazioni che collaborano con noi, possono condividere le migliori modalità investigative di contrasto alla mafia e al terrorismo. E Falcone e Borsellino sono dei modelli, apripista di un nuovo modo di intendere il contrasto alle mafie”.

Quali erano i capisaldi dell’azione di Falcone?

“Essenzialmente due. Il metodo analitico, ossia l’acquisizione dei dati e la composizione del quadro unitario, e l’indagine patrimoniale. La cosiddetta aggressione dei patrimoni, lo sviluppo del percorso di individuazione dei sodali proprio attraverso i flussi finanziari. Tutto questo rappresenta il primo modo di intendere il moderno contrasto alle mafie”.

Come giudica gli ultimi provvedimenti adottati sul tema della lotta alla corruzione?

“Il decreto anticorruzione è stato sicuramente un ulteriore e importante passo in avanti per contrastare uno degli aspetti di maggiore inquinamento della nostra economia e di parte della nostra politica. Tra l’altro si sostiene da tempo che le mafie oggi utilizzano gli stessi metodi che i corruttori hanno utilizzato per entrare nell’economia e sovvertire il sistema degli appalti o comunque dei rapporti con la pubblica amministrazione. Non più minacce, non più violenze ma denaro e favori. Per cui, aumentare gli strumenti di contrasto nel campo della corruzione significa anche migliorare il contrasto alle mafie”.

E’ prevista a breve l’assunzione di nuovi magistrati e personale amministrativo nel settore Giustizia…

“Le risorse sono fondamentali. E’ vero che l’informatica oggi raggiunge livelli sempre più avanzati tecnologicamente ma il magistrato svolge una funzione valutativa che non consente sostituzioni.
Quindi recuperare gli organici, in modo da consentire agli uffici giudiziari di operare con tutte le forze possibili, significa dare nuovamente energia alle strutture nel contrasto alla corruzione, alle mafie, al terrorismo e all’illegalità in genere”.

Secondo lei il 2019 può essere l’anno della cattura di Matteo Messina Denaro?

“Sono convinto che le attività investigative sviluppate sul territorio nazionale consentano di raggiungere questo obiettivo. Lo dico non solo perché sono ottimista ma anche perché sono straordinari gli impegni, in termini di impiego di personale e risorse economiche, che in questo momento si investono sulla cattura di Messina Denaro. E d’altro canto lo Stato deve necessariamente conseguire questo obiettivo perché non si può consentire che uomini del calibro mafioso di Messina Denaro continuino a sottrarsi alle ricerche. Le reti che lo attorniano e che lo sostengono sono sempre numerose ma di volta in volta, mese dopo mese, si interviene tagliandole. Nel tagliare le reti ci si avvicina all’obiettivo e credo proprio che il 2019 sarà proprio l’anno della fine della sua latitanza”.