“L’impresa di riuscire a far sorridere un’umanità dolente”

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Era emozionato Max Paiella al termine dell’esibizione nella casa circondariale di Velletri, organizzata, in occasione della Festa della Musica, dall’Ordine degli avvocati di Roma.

Con lui c’era l’inseparabile Attilio Di Giovanni, tastierista di cantautori esilaranti creati e interpretati da Paiella in quindici anni di presenza alla trasmissione radiofonica Il Ruggito del Coniglio, come il brasiliano depresso Vincius du Marones, il greco imbroglione Demetrios Parakulis, il virilizzatore russo Nikola Tkorkov . Applausi e risate dal pubblico conquistato dalla sua comicità, dalle ballate parodistiche e dallo swing coinvolgente.

“Era la prima volta che entravo in un carcere e intrattenere un pubblico di persone in stato di detenzione – racconta l’artista romano – è stata un’esperienza faticosa ma al tempo stesso molto intensa, in cui ho incontrato un’umanità dolente, difficile ma piena di voglia di vivere. Sono rimasto colpito anche dalla grande disponibilità del personale che lavora nella casa circondariale per la grande gentilezza”.

L’evidente emozione, inaspettata in un implacabile dissacratore che ha sorpreso anche operatori penitenziari e organizzatori, porta a evitare domande “scanzonate” e a lasciare spazio ad altri tipi di quesiti. Ci rivolgiamo dunque al Paiella attento osservatore del sociale, degli aspetti belli e brutti della nostra società. Un artista interessato a promuovere quella che definisce la “sostenibilità del bene” e che lo ha portato di recente  a dedicare un audiolibro a Rodari  per le tante risposte che danno le sue storie “a domande poste con profondità e leggerezza dai bambini su temi importanti che ci riguardano tutti”.

Come è stato imbracciare la chitarra sul palcoscenico di un carcere?
“Mi ha colpito la grande disponibilità ad apprezzare la musica e l’intrattenimento da parte dei detenuti. Ho notato la necessità di vivere a pieno ogni momento e comunicare le proprie emozioni, questo mi ha commosso, mi ha fatto apprezzare maggiormente la libertà e la possibilità di esprimermi. Lo stato di detenzione è una condizione in cui la verità più profonda dell’essere umano esce fuori con tutta la sua forza”.

Lei è nato e vive a Roma e gran parte dei suoi personaggi hanno caratteristiche (vizi, cinismo, espressioni… ) tipicamente romane, apprezzati comunque ormai anche dal pubblico di tutta Italia. Nel carcere di Velletri però ci sono anche molti detenuti stranieri. E’ riuscito a coinvolgere anche loro?
“Credo di esserci riuscito.  La musica e le parole possono essere un veicolo di messaggi importanti ma prima di tutto veicolano emozioni. In caso contrario non potremmo apprezzare canzoni in inglese di cui spesso non capiamo a pieno il significato”.

Oggi Max Paiella sarà in un altro inconsueto contesto, lo Spazio We Gil di Largo Ascianghi, a Roma, evento dedicato ai temi dell’inclusione e della partecipazione  dove alle 17,30 leggerà alcuni brani tratti dal Libro dei Perché di Gianni Rodari. A chi gli ha chiesto (al Salone del libro di Torino dove l’audiolibro è stato presentato) il motivo di questa scelta ha risposto: “Perché è un trattato sull’altruismo, sulla tolleranza, sulla comprensione dell’umanità, nel bene e nel male, sull’importanza dell’aiutare le persone diverse e disagiate”.

Una risposta che spiega in fondo anche perché abbia accettato di esibirsi di fronte “all’umanità dolente” del carcere, un pubblico diverso eppure con tanto bisogno di risate, musica ed emozioni positive.