Con 40 giorni di spettacoli in carcere il teatro celebra se stesso

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Iniziano ufficialmente oggi a Lastra a Signa (FI) con l’incontro “Teatro come ponte – Percorsi di legalità” gli eventi della VI Giornata Nazionale di Teatro in Carcere organizzata, in concomitanza con la 57a edizione del World Theatre Day del 27 Marzo 2019, dal Coordinamento nazionale teatro carcere (CNTiC), dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e di comunità, in partnership con ITI-UNESCO (Istituto Internazionale del Teatro – Parigi).

Fino al 30 aprile sono in programma in tutta Italia  spettacoli, convegni, seminari proposti e curati, in adesione all’invito del CNTiC , da istituti penitenziari, associazioni, compagnie teatrali, singoli operatori, enti e organismi che operano nelle carceri per confrontarsi, condividere esperienze, progettare insieme nuovi percorsi.

La Sesta Edizione della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere rientra  nel  più ampio programma di collaborazione previsto dal protocollo di Intesa sottoscritto nel 2013  e rinnovato nel 2016 tra Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere,  Ministero di Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dall’Università Roma Tre, cui si è aggiunto, nel 2017, attraverso un’“Appendice Operativa”, il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità.

L’Italia è il Paese con le esperienze di Teatro in carcere più diffuse e qualificate. Il Protocollo d’intesa è nato proprio per mettere a punto una pratica “più consapevole nei metodi, nelle funzioni, negli obiettivi delle arte sceniche negli istituti penitenziari”. Esperienze che, grazie alla presenza del CNTiC   a manifestazioni internazionali, sono conosciute e apprezzate in tutto il mondo.
Più di cento sono stati gli eventi organizzati nella scorsa edizione della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere,  documentata in un video presentato dal regista Michail Traisitis, rappresentante  del CNTiC alla conferenza tenutasi in Cina in occasione dei 70 anni dell’ITI UNESCO.

Ogni anno il 27 marzo un grande autore teatrale invia un messaggio tradotto in 50 lingue che è letto all’inizio o alla fine di ogni  evento.

Quest’anno le parole del  cubano Carlos Celdran, regista, drammaturgo e docente universitario, descrivono con particolare efficacia una peculiarità del teatro  che si esprime in pieno nei palcoscenici “carcerari”, dove quel processo paradossale che  costringe ad abbandonare la maschera e a guardarsi dentro  può essere un potente strumento  di cambiamento per il detenuto-attore.

“Non c’è nessuno – scrive Celdran – che possa affermare che il teatro esista in un qualsiasi luogo del mondo, in  una qualsiasi città o edificio privilegiato. (…) Quando ho capito che il teatro era un paese in sé, un territorio che copre il mondo intero, è sorta in me una determinazione, che è stata anche il compimento di una libertà: non devi andare lontano o spostarti da dove sei, non devi correre o muoverti. Il pubblico c’è ovunque tu esisti”.

carlos cedran
Carlos Celdran, regista, drammaturgo e docente universitario