Giustizia 2.0: magistrati e avvocati a confronto su videoconferenze in Sicilia

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L’emergenza dettata dal Covid-19 è stata affrontata dagli uffici giudiziari siciliani con l’adozione di protocolli d’intesa con gli organismi dell’avvocatura, o provvedimenti d’iniziativa del Presidente del Tribunale, preventivamente sottoposti al procuratore della Repubblica e al presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, che hanno in alcuni casi formulato osservazioni recepite poi nei testi.

A Palermo il presidente del Tribunale, Salvatore Di Vitale, sin dal 25 marzo – come previsto dai decreti-legge n. 11 dell’8 marzo e il successivo n. 18 del 17 marzo – ha adottato provvedimenti condivisi, orientati a “contenere il rischio di diffusione dell’epidemia, salvaguardando, per quanto possibile, continuità ed efficienza del servizio giustizia”. Dopo aver testato i collegamenti con le case circondariali e le camere di sicurezza delle Forze di polizia, necessari per le udienze di convalida dell’arresto e per le direttissime dinanzi al giudice del dibattimento, Di Vitale ha dettato le modalità per la videoconferenza nei casi prescritti dalla legge, confermando invece che le modalità telematiche riguarderanno il rito ordinario solo se presente un imputato detenuto che, quindi, interverrà dal carcere. Il 15 aprile, con un nuovo provvedimento ha disposto che tutte le udienze in calendario fino all’11 maggio siano rinviate d’ufficio ad esclusione di quelle in cui non opera la sospensione dei termini e che si celebreranno “a porte chiuse per motivi d’igiene; presidenti e giudici avranno cura di impartire le opportune disposizioni per garantire il distanziamento fra le persone all’interno dell’aula di udienza”.

L’avvocato Antonino Augello, presidente della Camera penale di Sciacca, pur confermando che “gli avvocati sono comunque pronti, avendo competenze, capacità e qualità per fare il processo, utilizzando la piattaforma Teams che il Ministero mette a disposizione”, non nasconde le preoccupazioni che anche altri colleghi hanno sollevato: “Non possiamo fermare il tempo né possiamo in un momento di emergenza impedire che si svolgano le udienze, arroccandoci su principi che oramai non fanno più parte del nostro tempo ma non vorremmo che le udienze dibattimentali, quelle in cui dobbiamo ascoltare un teste e capire se sta dicendo la verità, possano svolgersi da remoto e impedire a noi di svolgere la nostra funzione. Non vorremmo che il processo da accusatorio si trasformi in inquisitorio. Non vogliamo che venga smaterializzato il processo, impedendo la presenza necessaria dell’avvocato, del giudice e delle parti contemporaneamente in udienza”.

Anche a Messina la giustizia si è adeguata per affrontare il momento delicato: udienze in videoconferenza, collegamenti da remoto col carcere, rinvii dei dibattimenti quando non è diversamente richiesto da avvocati o imputati. Il più “veloce” ad adeguarsi è stato il Tribunale di Sorveglianza, dove le udienze si tengono già regolarmente in videoconferenza, con avvocati e magistrati collegati da remoto e un protocollo operativo per la registrazione e attestazione delle udienze e degli altri atti. Per quel che riguarda i dibattimenti, le udienze vengono rinviate o si celebrano da remoto ove possibile, a meno che una parte o l’imputato detenuto chiedano espressamente di essere presenti in aula. Il grosso delle udienze fin qui celebrate e non rinviate riguarda quindi il Tribunale del Riesame, le convalide dei provvedimenti e i processi per direttissima. Anche in questo caso negli uffici attrezzati si cerca di collegarsi da remoto con i giudici e operare su piattaforme con le cancellerie per gli adempimenti. Quando ciò non è possibile le udienze si celebrano in Tribunale con tutti i soggetti dotati di mascherina chiamati a rispettare le distanze prescritte.

A Catania i capi degli uffici giudiziari hanno agito tempestivamente. Il presidente della Corte d’Appello con una lettera inviata ai presidenti degli ordini degli avvocati del distretto circa le “misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria” ha deciso interrompere per un mese e mezzo l’attività giudiziaria (quasi tutta) e ovviamente di limitare anche l’accesso remoto ad alcuni registri. “Pertanto – prosegue la nota – il personale può gestire soltanto gli adempimenti conseguenti alla celebrazione delle udienze indifferibili”. Analoghe misure saranno adottate anche dai presidenti dei Tribunali di Catania, Ragusa, Siracusa e Caltagirone.

Francesco Mannino, presidente del Tribunale di Catania, aveva già anticipato i tempi diramando il 1° aprile una comunicazione relativa alla “proroga delle misure urgenti per contrastare l’emergenza Covid-19” e stabilendo che almeno “sino al 30 maggio si reputa opportuno non trattare ulteriori processi oltre quelli indifferibili e urgenti”. Oggi Mannino, con provvedimento adottato d’accordo con i presidenti di Sezione, con il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania e con il presidente della Camera Penale di Catania, ha voluto regolamentare minuziosamente le udienze civili (famiglia e minori, status delle persone, cause di lavoro, fallimentare ecc) e quelle penali (sezioni dibattimento, GIP-GUP, per il riesame, l’assise e la prevenzione).

Francesco Mannino

Per le prime si è previsto un rinvio d’ufficio, dove possibile, a data successiva all’11 maggio, anche per “facilitare l’esecuzione dei conseguenti adempimenti da parte del ridotto personale di cancelleria”: il presidente del Tribunale ha infatti precisato che “le presenza in cancelleria sono state limitate al 35% dell’organico effettivo”. Tutti i procedimenti non sospesi o per i quali è stata dichiarata l’urgenza saranno trattati come previsto dalla norma. Mentre, per le udienze penali, si procederà con collegamenti da remoto in presenza di detenuti, ma si potrà procedere in forma ordinaria quando la modalità risulti impossibile o si sia in presenza di un imputato non detenuto in carcere. In questi casi “sarà cura del giudice o, in sua assenza, del cancelliere assicurare il rispetto delle prescrizioni vigenti volte a prevenire il rischio di contagio”.

Lia Sava, procuratore generale di Caltanissetta, così descrive le attività del distretto: “Si è privilegiato il lavoro da remoto al fine di evitare concentrazioni di persone. A rotazione, per ogni servizio, si garantisce la presenza in ufficio, ogni giorno, di un numero di persone che possono stare a una distanza di sicurezza, comunque munite di mascherine e guanti. Queste linee guida riguardano sia magistrati sia personale amministrativo oltre che la Polizia Giudiziaria che lavora nei nostri uffici”. “Nel settore giustizia – aggiunge Sava – stiamo riuscendo, con l’impegno di tutti, a far fronte all’emergenza. Il sistema sta reagendo bene e abbiamo messo in campo nuovi strumenti tecnologici che consentono lo svolgimento delle attività urgenti e possono, quindi, garantire al cittadino fruitore un servizio ancora efficiente”.

Lia Sava

A Gela il 19 marzo avvocati e vertici degli uffici giudiziari hanno siglato un protocollo che ha dettato le linee guida per la gestione delle udienze sia civili sia penali. Le regole sono quelle che abbiamo già visto in tanti provvedimenti: collegamenti da remoto con detenuti in carcere oppure nei posti di polizia attrezzati, PM e difensore che possono collegarsi da remoto. Nel protocollo si precisa che “le modalità di svolgimento delle udienze penali sono da ritenersi eccezionali, temporanee e legate all’attuale emergenza sanitaria e all’esigenza di contenimento del contagio da coronavirus”.

Abbiamo sentito sul punto il presidente della Camera penale di Gela, l’avvocato Giacomo Ventura. Questa la sua premessa: “Siamo contrari alla smaterializzazione del processo: il processo si celebra in aula, alla presenza del collegio giudicante”. Ventura ha poi spiegato che gli avvocati comprendono l’emergenza del momento e la volontà di non bloccare completamente la giustizia e, per questo motivo, “le convalide possono, sempre a richiesta del difensore, svolgersi da remoto: il fermato in un ufficio di pg appositamente attrezzato per il collegamento telematico mentre il difensore può scegliere il suo studio o il sito dove è il suo cliente. Da remoto si potranno collegare solo i difensori e il PM e solamente per le udienze indifferibili, con detenuti”.