“Corleone non è più ‘Cosa vostra'”. Dedicato ai Riina

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“Corleone non è più ‘Cosa loro’”, questo il messaggio del sindaco riferito alla famiglia Riina. “È inaccettabile che a quel cognome venga affiancato il nome della nostra comunità, men che meno l’emblema municipale”. Non usa giri di parole Nicolò Nicolosi, primo cittadino del centro in provincia di Palermo, per commentare la notizia dell’apertura a Parigi di “Corleone by Lucia Riina”, il ristorante della figlia dell’ex capo dei capi con tanto di stemma a corredo dell’insegna del locale.

“I Riina – spiega Nicolosi in un’intervista rilasciata a Gnews – sono ancora residenti a Corleone ma questo non li autorizza a legare la loro storia al presente della nostra città. Per questo abbiamo mandato una diffida affinché non utilizzino il vessillo che rappresenta un’istituzione dello Stato. Non ci stiamo. Così come non è concepibile riproporre nell’attualità fatti consegnati agli archivi. Il passato, purtroppo, non si può cancellare ma svincoliamolo da un presente in cui Corleone sta lavorando per riscattarsi ed essere nota nel mondo per ben altri motivi”.

L’obiettivo del sindaco è quello di aprire una nuova fase per la città che diede i natali, oltre a Riina, anche a Bernardo Provenzano e Luciano Liggio: “Ancora oggi paghiamo un prezzo molto alto per questo – ammette Nicolosi -, figurarsi se possiamo permettere ai Riina di diffondere un’immagine distorta della nostra realtà. La mafia è stata l’oppressione della Sicilia e su Corleone ha avuto un effetto devastante: ha impedito la crescita della comunità per tutelare un potere a cui tutto doveva ricondursi. I cosiddetti capi di un tempo sono tutti morti; per fortuna, questo è accaduto dopo che erano stati assicurati alla giustizia”.

“Respingiamo al mittente l’idea di una Corleone collegata alla mafia o, ancor peggio, dominata dalla mafia – prosegue il primo cittadino -. Siamo consapevoli di non potere trovare riscatto dicendo semplicemente che Cosa nostra è un fenomeno da combattere. È necessario espandere la conoscenza e la cultura, investire sul lavoro e sul riordino del territorio, guardando con particolare attenzione alle nuove generazioni. Ed è in questa direzione – conclude Nicolosi – che la nostra comunità sta andando”.