Maresca: “I latitanti sono fatti per essere catturati”

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Il giorno del giudizio – Come ho catturato l’ultimo dei Casalesi è il docufilm trasmesso mercoledì 9 e giovedì 10 gennaio alle 21.25 su Nove TV, che racconta la cattura di Michele Zagaria, capo indiscusso di uno dei clan più potenti del mondo, attraverso la voce narrante di Catello Maresca, il magistrato che ha condotto in prima persona per tre anni le indagini.

Dopo il libro L’ultimo bunker (sottotitolo: La vera storia della cattura di Michele Zagaria il più potente e più feroce boss dei Casalesi) scritto nel 2012 con il giornalista Francesco Neri a un anno dalla cattura del boss, Catello Maresca decide ora di affidare la sua storia per la prima volta alla forma del racconto televisivo: “Ho voluto dare il mio contributo perché questo docufilm racconta in modo inedito la storia, la racconta dal punto di vista di chi quelle indagini le ha condotte, le forze dell’ordine e la magistratura, racconta le difficoltà, le vittorie e i fallimenti di chi ha lavorato al successo di una delle più importanti operazioni di contrasto alla criminalità organizzata condotte dallo Stato”.

Sebbene la cattura di Zagaria sia stata già proposta televisivamente sotto forma di fiction “la scelta del genere docufiction ci ha permesso di renderla in modo nuovo, trasformando la realtà in racconto – ha spiegato Giovanni Filippetto, autore e co-sceneggiatore – attraverso un filo che inizia e finisce con la voce narrante di Catello Maresca e passa per il materiale delle intercettazioni telefoniche, dei filmati dei pedinamenti, delle interviste ai protagonisti delle indagini, magistrati e forze dell’ordine e immagini di repertorio del tg. Questo la rende assolutamente diversa rispetto a quanto andato in onda qualche anno fa”.

La sceneggiatura del Il giorno del giudizio ripercorre fedelmente i tre anni di indagini e gli snodi cruciali che hanno determinato le svolte investigative, dall’irruzione a casa Garofalo nell’aprile del 2011, durante la quale venne scoperto un bunker “freddo”, cioè abbandonato da Zagaria, che però diede un impulso significativo alle indagini perché le tracce presenti permisero di capire le abitudini del latitante, i metodi che utilizzava per nascondersi, muoversi e fuggire, fino all’impiego di strumenti tecnologicamente avanzati come l’aereo messo a disposizione da un nucleo speciale della Guardia di finanza che permise di monitorare il paese dall’alto senza essere scoperti. Tanti anche i momenti di delusione raccontati, le fughe di notizie, le indagini andate male: una fra tutti la scoperta che il contatore che alimentava il bunker dove si pensava fosse nascosto Zagaria non consumava più energia elettrica e quindi il timore per l’ennesima fuga e l’ennesimo fallimento. In realtà poi grazie all’aereo si scoprì che era stato fatto un allaccio illecito all’illuminazione pubblica.

“E’ importante divulgare al massimo il messaggio per cui le mafie si possono sconfiggere – ha dichiarato Catello Maresca – ma per farlo è necessario agire sugli aspetti culturali, invitando chi vive quei territori ad abbandonare dinamiche sbagliate e a intraprendere le strade della legalità, attraverso comportamenti legittimi, istruzione e denuncia. In questo il potere divulgativo del linguaggio televisivo rimane indiscusso. Inoltre la storia di Zagaria è la dimostrazione vivente che i latitanti sono fatti per essere catturati. Per ognuno c’è un tempo, bisogna solo essere pazienti e realizzare un’attività meticolosa e puntale. Tutti i criminali sono destinati ad avere un’unica sorte”.