Linda e Rosella, fuori dal coro: “Mai penalizzate nel lavoro in carcere”

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Nella giornata internazionale della donna, vogliamo focalizzare la nostra attenzione sulle lavoratrici che operano all’interno delle carceri italiane. Ruoli non facili, ricoperti in modo efficace cercando di scrollarsi di dosso l’etichetta di “sesso debole”. A GNews si racconta Linda De Maio, comandante di reparto della Polizia Penitenziaria all’interno della casa circondariale di Benevento: “Faccio questo lavoro da 14 anni, ho girato parecchi istituti e ho sempre svolto questo incarico. All’inizio della mia carriera temevo che essere donna avrebbe comportato problemi di credibilità con il personale alle mie dirette dipendenze. Invece, devo ammettere che non ho mai avuto questo tipo di problemi. Mi sono sempre sentita riconosciuta dai miei uomini, a prescindere dal genere”.

“A dire il vero – prosegue De Maio – qualche difficoltà nel vedermi riconosciuta una credibilità professionale l’ho avuta ma con qualche superiore. Persone da cui, per cultura e per esperienze sul campo, mi sarei aspettata un’elasticità mentale diversa da quella effettivamente riscontrata. Alle volte ho avuto la sensazione di non essere presa sul serio per il semplice fatto di essere una donna, peraltro all’inizio giovane e quindi giudicata inesperta ancor prima di essere messa alla prova”.

Al netto di qualche spiacevole situazione, secondo la comandante la parità professionale tra uomo e donna è un dato di fatto: “Se c’è una qualche forma di discriminazione questa riguarda il piano personale, non il genere. Ho visto diverse donne in ruoli apicali, peraltro raggiunti con una certa facilità. C’è da dire che il nostro non è un lavoro che può fare chiunque, bisogna avere particolari doti caratteriali. Ma questo a prescindere che sia una donna o un uomo a svolgerlo”.

Rosella Santoro è la direttrice del carcere Rebibbia-Nuovo Complesso. Un’attività che comporta grandi responsabilità: “Porto avanti un impegno gravoso ma questo non ha limitato la mia persona – spiega Santoro a GNews -. Allo stesso tempo, il fatto di essere una donna non ha mai rappresentato un ostacolo. Anzi, a volte può anche essere un punto di forza, per esempio nella gestione della popolazione detenuta. Sono il primo direttore donna di Rebibbia-Nuovo Complesso e devo dire che c’è molto rispetto della figura femminile, oltre che dell’autorità penitenziaria. Magari qualche difficoltà può emergere in termini di gestione del personale, ma basta tenere la barra a dritta per mantenere l’ordine e portare avanti il lavoro nel migliore dei modi”.