Schmidt: “Il Vaso di Fiori sia la prima di tante altre restituzioni”

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Dopodomani tornerà in Italia il Vaso di Fiori dipinto di Jan van Huysum, pittore olandese vissuto tra la fine del 1600 e la metà del 1700, celebre per l’abilità nella rappresentazione di fiori e frutta. Il quadro, sottratto dai soldati nazisti durante la II Guerra Mondiale, per 75 anni è stato lontano dalla Galleria degli Uffizi e ora vi farà ritorno anche grazie al forte impegno – soprattutto dal punto di vista mediatico – di Eike Schmidt, direttore del complesso museale fiorentino, che nel gennaio scorso si fece fotografare mentre appendeva alla parete della sala dei Putti a Palazzo Pitti una riproduzione dell’opera con su scritto “rubato”.

Eike Schmidt con la riproduzione del quadro rubato dai nazisti

 

Direttore Schmidt, deve essere una bella soddisfazione per lei ‘riabbracciare’ questo quadro…
“E’ il lieto fine di una lunga battaglia e, si spera, anche un precedente. C’è ancora tanta arte che manca dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Dopo questo rientro, a distanza di 75 anni, è quindi lecito sperare in altre restituzioni?
“Per quanto riguarda il Vaso di Fiori sapevamo dal 1991 che c’era ancora perché c’era stata la possibilità di vederlo in una fotografia scattata in quegli anni. Ed era proprio quello ricercato. Mentre per la maggior parte delle altre opere che mancano non c’è idea di dove possano trovarsi attualmente, questa è la differenza. Per quest’opera, diversamente dalle altre, c’erano delle tracce che la rendevano molto più localizzabile”.

Secondo lei, oltre a quelli già praticati, ci sono altri canali da utilizzare?
“La vera sfida ora è fare una ‘moral suasion’ anche attraverso i governi esteri. Occorre un’interazione con le forze dell’ordine internazionali per far sì che vengano restituite volontariamente tutte le opere d’arte che mancano. Solo poche settimane fa un famoso scrittore in lingua tedesca, Ferdinand von Schirach, nipote di un gerarca nazista, ha lanciato l’appello a tutti i discendenti dei gerarchi nazisti affinché restituiscano le opere d’arte,  rubate in passato sia alle famiglie ebree sia alle nazioni, che detengono ancora illegalmente”.

L’immagine di lei che appende una copia del Vaso di Fiori con scritto ‘RUBATO!’ ha avuto un enorme impatto sull’evoluzione della vicenda…
“L’idea era fare un appello sia alla Germania come nazione, sia alla famiglia che aveva in mano questo quadro. Un appello  morale e giuridico, anche perché la legge tedesca sul tema della prescrizione è in conflitto con la maggior parte delle leggi di altri Paesi e anche con la legge internazionale. E questo poteva rappresentare un pretesto”.

Quali sono stati i punti di forza per ottenere la restituzione?
“Decisiva è stata l’inchiesta pluriennale condotta in maniera esemplare dal Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri. Determinante anche la decisione del ministro Bonisoli di coinvolgere in maniera permanente rappresentanti del ministero della Giustizia nel Comitato per il recupero e la restituzione dei beni culturali”.

Venerdì 19 luglio l’opera di van Huysum sarà di nuovo in Italia, voi tornerete subito a esporla?
“Sì, sicuramente, perché c’è un grande interesse da parte del pubblico italiano e di tutto il mondo. Subito dopo la cerimonia, l’opera verrà esposta ”.

Prevedete un aumento dell’affluenza nei giorni immediatamente successivi?
“Stiamo parlando di un capolavoro che mancava da molti anni e penso ci sia molta attesa di vedere l’opera, insieme a tutte le altre mostre attualmente in corso a Palazzo Pitti – dove c’è la collezione più grande di dipinti di Raffaello e di Andrea del Sarto – e al Giardino di Boboli, dove si possono ammirare i segreti ‘tecnologici’ della Colonna Traiana. Senza dimenticare le tre mostre dedicate a Cosimo I nel 500° anniversario della nascita”.

E’ previsto un rafforzamento delle forze di sicurezza per questo quadro e per le altre iniziative?
“Non ce n’è bisogno, abbiamo già una sicurezza di altissimo livello perché per tutelare le opere esposte utilizziamo delle tecnologie di ultima generazione. Tenga conto che a Palazzo Pitti abbiamo in una sola stanza oltre una dozzina di quadri di Raffaello e dobbiamo proteggerli. Sempre a Palazzo Pitti ci sono due stazioni dei Carabinieri, una territoriale e l’altra del Nucleo fiorentino del Comando Tutela Patrimonio Culturale. Anche agli Uffizi c’è un’altra stazione dei Carabinieri”.