Omicidio del boss Calì a New York, Bolzoni: l’esecuzione viene da lontano

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Attilio Bolzoni

Francesco Calì, 53 anni, boss della famiglia criminale dei Gambino, è stato vittima di un agguato davanti alla sua residenza di Staten Island, a New York. Da 30 non si registrava un assassinio di rilievo negli ambienti della criminalità organizzata della Grande Mela. Calì, conosciuto come “Franky Boy”, è stato raggiunto da almeno sei colpi di arma da fuoco ed è morto in ospedale a causa delle ferite riportate nell’agguato.

Attilio Bolzoni, cronista di Repubblica e profondo conoscitore dei legami tra Cosa nostra e l’altra parte dell’Atlantico, ricostruisce la storia di Calì e prova a immaginare il senso della sua uccisione.

Qual è la storia di Calì?
“Americano di nascita ma con radici ben salde in Sicilia. Suo padre, Augusto, aveva una piccola bottega  nel popolare quartiere di Ballarò e nel 1986 viene sfiorato dall’indagine Pizza Connection, per i suoi legami con la famiglia mafiosa degli Adamita. Ma rimane incensurato. Il destino mafioso di Francesco Calì era segnato. Basti pensare al suo matrimonio con Rosaria Inzerillo, sorella di Pietro e nipote del boss italoamericano Giovanni “John” Gambino. Il cognato di Calì è stato ritrovato nel 1981 nel bagagliaio di un’auto nel New Jersey con una banconota da 5 dollari in bocca e due banconote da un dollaro sui genitali. Sono stati tanti nel tempo gli Inzerillo uccisi in America”.

Che legami aveva con la mafia?
“L’influenza di Calì negli ambienti mafiosi di New York è dimostrata da un’intercettazione raccolta dai poliziotti italiani e dagli agenti dell’Fbi . Lui è tutto di là: così ripetevano alcuni esponenti di Cosa nostra siciliana parlando del potere e della fama di ‘Franky Boy’. Calì era l’ambasciatore di Cosa nostra americana per riorganizzare il ritorno nel territorio palermitano degli ‘scappati’, ossia i mafiosi sopravvissuti alla guerra di mafia, riusciti a sfuggire alla furia dei Corleonesi. Il compito di ‘Franky Boy’ era gestire l’operazione di riappropriazione del territorio dopo la fine dei Corleonesi. Durante il periodo di dominio di Riina su Palermo, gli ‘scappati’, esponenti delle famiglie mafiose Inzerillo, Di Maio, Gambino rifugiatesi negli States, avevano bisogno dell’autorizzazione del capo dei capi per poter tornare anche solo per pochi giorni in Sicilia”.

Cosa significa quest’omicidio nel cuore della Grande Mela?
“Non credo a una guerra di mafia. È dagli anni 80 che in America non si uccideva. Penso più che altro a un omicidio mirato. Non abbiamo ancora notizie dirette, però l’unico collegamento a cui viene da pensare è quello con Palermo. È una di quelle classiche esecuzioni, all’antica, che si fanno proprio per essere riconosciute come tali. Qui però gli esecutori sono stati ancor più raffinati del solito: un agguato proprio davanti casa della vittima. I grandi omicidi dei potenti boss italo-americani degli anni 80 avvenivano, invece, nei saloni da bar o nelle trattorie con il tovagliato bianco e rosso”.