“Questa riforma ci allinea
ai Paesi all’avanguardia”

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Per il Professor Renato Rordorf, già vicepresidente della Cassazione e a capo della Commissione ministeriale che aveva il compito di elaborare uno schema di riforma organica della disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza, “le nuove norme, se ben attuate, potranno realizzare un cambiamento culturale fondamentale e aiutare gli imprenditori in difficoltà a scongiurare il rischio di fallimento”.

Come valuta nel complesso l’intervento di riforma?
“Il grande merito di questo intervento è di essere una riforma di sistema, strutturale. La parola ‘codice’ esprime proprio questo concetto. I micro interventi settoriali finiscono per alimentare confusione e disordine. Questa riforma, invece, porta con sé una logica di riordino organico e allinea il Paese a un trend europeo e internazionale. La nostra normativa era decisamente superata, con il nuovo codice si adegua l’ordinamento al mutato contesto economico e imprenditoriale”.

Il cambiamento culturale di cui lei parla parte già dalla scelta delle parole…..
“E’ così. Questo è stato un aspetto su cui, sin dall’inizio del percorso di riforma, si è avuto un consenso generalizzato. Il cambiamento parte anche dalla parole. Alcuni hanno ironizzato sui cambiamenti terminologici introdotti dalla riforma ma le parole sono simboli che hanno un loro peso specifico. Occorreva togliere al termine ‘fallimento’ quei connotati di forte negatività e di marginalità sociale che storicamente hanno caratterizzato l’esperienza italiana. Anche su questo fronte non abbiamo inventato nulla di particolarmente originale ma abbiamo preso spunto da altre esperienze, tipo quella francese. Occorre partire dal presupposto che l’attività d’impresa comporta inevitabilmente dei rischi. La crisi e il rischio d’insolvenza non devono essere trattati come eventi tombali, catastrofici ma come situazioni di difficoltà da cui però si può venir fuori”.

In questo senso, quali sono le novità più importanti introdotte dal nuovo codice?
“Non c’è dubbio che gli elementi più significativi e innovativi sono le procedure di allerta e la composizione assistita delle crisi. Sono questi aspetti il vero banco di prova della legge. E’ fondamentale avere degli strumenti che permettano di intercettare preventivamente la crisi così da poter intervenire in modo efficace. Adesso sarà importante applicare queste norme secondo un’ottica di sostegno all’imprenditore e non come minaccia o in forma meramente burocratica. Se posso permettermi un rilievo critico, serviva più coraggio in tema di amministrazione straordinaria e di liquidazione coatta amministrativa: so che ci sono resistenze molto forti ma vanno superate”.

Adesso l’intenzione è di intervenire anche sugli aspetti penali. Concorda?
“Sì, serve anche un intervento sui profili penali. Siamo fermi a norme del 1942 che rispecchiano naturalmente una mentalità superata e del tutto inadeguata per l’attualità. L’idea di un nuovo modo di concepire la crisi e l’insolvenza non può non riflettersi sul codice penale. Occorre un aggiornamento complessivo: c’è, per esempio, l’esigenza di misurare le pene in maniera più razionale anche rispetto ad altre fattispecie di reato”.