“Riforma necessaria e urgente,
da approvare subito”

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervistato da Giovannni Bianconi per il Corriere della sera, in edicola oggi, l’approvazione della riforma della giustizia non può più attendere, perchè: “Bloccare una riforma che riduce i tempi della giustizia civile e penale significa bloccare l’economia italiana, e questo non è tollerabile”.

Il testo integrale dell’intervista (dal Corriere della sera)

«Giustizia, subito la riforma. La Lega non deve bloccarla»

 Il ministro: è fondamentale per l’economia e la vita dei cittadini

 di Giovanni Bianconi

 

Ministro Alfonso Bonafede, che fine ha fatto la sua riforma della giustizia?

«La porteremo questa settimana in Consiglio dei ministri».

Perché tanta urgenza?

«Perché non si può più aspettare. Abbiamo fatto investimenti con un piano assunzioni per 8.000 unità e avviato un concorso per funzionar! che non si faceva da vent’anni. Bloccare una riforma che riduce i tempi della giustizia civile e penale significa bloccare l’economia italiana, e questo non è tollerabile. Ce lo chiedono i cittadini italiani e gli investitori stranieri, che guardano alle classifiche internazionali in cui siamo fanalino di coda; penso ad esempio al recupero crediti».

Però il suo collega dell’Interno, nonché vicepremier, Matteo Salvini sostiene di aver letto una bozza che non gli piace, troppo timida.

«Non so a quale testo si riferisse, ma quello che abbiamo presentato è il frutto di costanti incontri avuti con la ministra della Lega Giulia Bongiorno, oltre che del confronti con magistrati e avvocati. Io resto aperto al dialogo con tutti, ma al punto in cui siamo arrivati mi aspetto un atteggiamento costruttivo e favorevole per ridurre i tempi dei processi».

I leghisti dicono di volere tempi ancora più rapidi, separazione delle carriere tra giudici e pm e riforma delle intercettazioni. Se insistono lei che fa?

«Sui tempi abbiamo introdotto termini perentori entro i quali, se un procedimento non è concluso, i magistrati saranno chiamati a rendere conto del loro operato…».

Si parlava di nove anni, un tempo “irricevibile” per la ministra Bongiorno.

«Li abbiamo portati a sei anni. E comunque inserire in questa proposta che tocca tantissimi aspetti, dal processo civile a quello penale alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, il tema delle intercettazioni che non incidono sui tempi della giustizia, o la separazione delle carriere che prevede modifiche costituzionali, significa affrontare altri tipi di questioni e quindi procrastinare i tempi di questa riforma. Il Paese non se lo può permettere».

Lo dice perché a fine anno entra in vigore il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che la Lega ha condizionato alla riduzione dei tempi dei processi?

«Anche. Quell’accordo politico io l’ho voluto fortemente, introducendo la moratoria sulla prescrizione per avere il tempo di fare l’altra riforma. Sarebbe assurdo bloccarla ora da parte della Lega, attendo di capire e vedere che atteggiamento avranno. Confido che anche stavolta non si voglia bloccare una riforma epocale, che è urgente a prescindere dalla prescrizione».

Anche Berlusconi, nel 2011, definì epocale la sua proposta sulla giustizia…

«Ovviamente non accetto e rispedisco al mittente un simile parallelismo. Che ci siano sensibilità diverse con la Lega su certi temi lo sappiamo, ma è anche vero che in tema di giustizia, oltre alla Spazzacorrotti e al voto di scambio politico- malioso, abbiamo approvato la legittima difesa che stava a cuore a loro. E pure sul decreto Sicurezza-bis noi del Movimento Cinque Stelle magari non condividevamo alcune parti, ma siamo stati costruttivi. Dire no a una riforma fondamentale per la politica, l’economia e la vita dei cittadini non appartiene al modo di agire di questo governo».

Nel frattempo Salvini non perde occasione di attaccare i giudici che prendono provvedimenti che non gradisce, e da ultimo ha parlato di lavori forzati per i condannati. Lei che ne pensa?

«Abbiamo modi diversi di esprimerci. Io sono il garante dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, e l’ho ribadito anche dopo gli scandali che hanno coinvolto il Csm e alcuni magistrati. A me interessa che le sentenze vengano rispettate, poi ognuno può fare i commenti che crede. Ma se oggi, per alcuni delitti come l’omicidio, non si può più accedere al rito abbreviato con conseguenti sconti di pena, lo dobbiamo alle leggi proposte da questo governo e approvate dalla maggioranza che lo sostiene».

Tra i magistrati e gli avvocati, con i quali lei dice di avere dialogato, prevalgono i giudizi critici, soprattutto per la mancata depenalizzazione e la scarsa incentivazione ai riti alternativi. Come risponde?

«Io diffido dalle leggi che accontentato tutti. Magistrati e avvocati non possono che confermare di essere stati convocati e ascoltati, ma poi le decisioni finali spettano a me, che me ne assumo la responsabilità. E ritengo che sia nel settore civile che in quello penale abbiamo introdotto novità importanti di cui si gioveranno tutti».

Non crede che l’introduzione del sorteggio tra i togati eletti al Csm sia una stravaganza, oltre che una soluzione a rischio incostituzionalità?

«Intanto, per evitare questo rischio, abbiamo modificato il meccanismo: prima ci sarà il sorteggio tra i candidati e poi l’elezione vera e propria, dunque i componenti del Csm saranno eletti, come prescrive la Costituzione. E poi è un modo per sottrarre l’organo di autogoverno alle derive del correntismo e restituire credibilità alla magistratura e alla giustizia, insieme alla regola che dopo aver fatto parte del Csm non si possono ricoprire incarichi apicali per quattro anni e altre modifiche».

L’abolizione dei procuratori aggiunti nominati dal Csm non da troppo potere ai procuratori?

«Anche quella parte è cambiata, i procuratori aggiunti resteranno. Queste modifiche alla bozza iniziale sono la dimostrazione che io sono disponibile a qualsiasi rilievo o integrazione. Però è arrivato il momento di decidere, e con urgenza. Per tutelare i diritti e l’economia l’Italia ha bisogno di una giustizia veloce e moderna».