Tomassi, l’agente della Penitenziaria anima del calcio femminile di Aosta

Marco Tomassi, agente di Polizia Penitenziaria con il 'pallino' del calcio femminile
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52 anni di Cassino, da 32 fa parte della Polizia Penitenziaria, Marco Tomassi, ha la qualifica di Assistente Capo Coordinatore ed è in servizio all’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Aosta. In quella che lui definisce ‘seconda vita’ si è guadagnato anche altri meriti creando e portando al successo le formazioni giovanili femminili dell’Aosta 511, la realtà più importante del calcio in rosa ai piedi delle Alpi. A Tomassi, personaggio ‘scoperto’ dal sito www.aostasports.it, abbiamo rivolto alcune domande.

Come è nata questa idea di allenare giovani calciatrici?
La richiesta è arrivata direttamente da Roma, dalla federazione: hanno spinto per far nascere sul territorio un ‘Progetto Scuola’, noi abbiamo fatto promozione, le ragazze si sono avvicinate e poi è sbocciata la passione. Nel 2016 ho portato la squadra alle finali nazionali di Montecatini, dove ci siamo piazzati al terzo posto’.

Cosa significa lo sport per lei?
“Penso di potermi definire uno sportivo vero: ho praticato il ciclismo amatoriale, poi sono stato calciatore e ora mi dedico al ‘trail’ (la specialità più dura della corsa in montagna, ndr). Di recente ho completato una gara a tappe con partenza e arrivo a Courmayeur: 330 chilometri in totale, con 24mila metri di dislivello, per toccare tutti i ‘quattromila’ delle Alpi aostane”.

Ci può fare l’identikit del suo club, l’Aosta Calcio 511?
“Pratichiamo con le ragazze il ‘futsal’, il classico calcio a 5 e il calcio a 9. Ma al maschile la società partecipa anche ai campionati dilettantistici di calcio a 11. Abbiamo formazioni femminili per tutte le età: io mi occupo della under 15, della under 16 e della under 19, mi devo dividere nel fine settimana per seguire tutte le partite. La stagione va da ottobre ad aprile e ci alleniamo due volte alla settimana: le giocatrici sono tutte studentesse, vengono al campo dopo gli impegni scolastici”.

 Qualche nome da segnalare?
“Intanto dal nostro vivaio è uscita Letizia Lauri, laterale offensivo della nazionale assoluta e ora in forza alla Lazio, e poi, da questa stagione, abbiamo ‘perso’ anche la nostra capitana, Claudia Casadei, ingaggiata nella massima serie elite dalla Kick Off di San Donato Milanese”.

Grandi soddisfazioni, quindi. Esistono anche delle difficoltà?
“Molte. E purtroppo i problemi sono i soliti, quelli finanziari: siamo sempre in cerca di uno sponsor, spesso siamo costretti a tassarci per autofinanziare l’attività. L’Aosta Calcio ha un suo impianto ma c’è da contribuire ai costi di gestione e ai trasporti, perché il campionato è a base regionale Piemonte-Valle d’Aosta”.

Che cosa rappresenta per il calcio femminile il successo mediatico delle azzurre al Mondiale francese?
“Certamente, almeno di riflesso, un fattore di crescita. Dopo il campionato mondiale ci hanno chiamato tante famiglie, le ragazzine sono arrivate in gran numero. Il ‘calcio delle donne’ non è più una realtà marginale e si adatta alle valligiane: muscolarmente sono dotate, perché quasi tutte hanno praticato lo sci di fondo e il ciclismo o il podismo. Il carattere forte di chi è cresciuto in montagna fa la differenza: credono in quello che fanno, si impegnano molto e hanno una gran voglia di migliorare tecnicamente”.

Tecnico ed esperto di calcio, d’accordo, ma non dimentichiamo l’appartenenza alla Polizia Penitenziaria…
“Sono entrato a vent’anni, facendo il corso da allievo alla Scuola di Cairo Montenotte: poi sono stato assegnato ad Aosta in prima nomina e qui sono rimasto. Ma vengo da Cassino e mi sento ancora legato alle mie origini laziali: per questo, forse più dei miei colleghi, seguo le vicende dell’Astrea e vorrei contribuire alle fortune della nostra formazione calcistica. Se avesse bisogno di qualche promettente giocatore di queste parti non c’è che da farlo sapere”.

Foto da www.aostasports.it