Giustizia 2.0: i pareri
degli avvocati sardi
sulle videoconferenze

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L’emergenza legata al COVID-19 ha reso necessario proteggere la salute e la giustizia, beni indifferibili della nostra civiltà a cui dedicare uguale attenzione: coniugare l’urgenza di tutelare la salute dei lavoratori degli uffici giudiziari, dell’utenza tutta, professionale e privata, con l’esigenza di non interrompere, dove imprescindibile, l’attività giudiziaria. La modalità individuata è stata quella della videoconferenza, la più adatta per assicurare “per quanto possibile, continuità ed efficienza al sistema giustizia” come recita il DPCM del 9 marzo 2020.

Questo tipo di impegno, che ha preso le mosse con i decreti-legge n. 11 dell’8 marzo e n. 18 del 17 marzo, ha coinvolto in un nuovo percorso tutti i soggetti, tribunali e procure, consigli dell’Ordine degli avvocati e Camere penali, nella fissazione delle regole da applicare.

L’articolo 83, comma 7 del dl 17/20 ha affidato ai capi degli uffici giudiziari la possibilità di adottare “linee guida vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze”, potendone prevedere la celebrazione a porte chiuse, mentre il comma 12 ha disposto che “la partecipazione a qualsiasi udienza delle persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare è assicurata, ove possibile, mediante videoconferenze o con collegamenti da remoto”.

Molti sono i protocolli adottati sul territorio nazionale in accordo con  il Consiglio Superiore della Magistratura e con l’ausilio della Direzione generale per i Sistemi informativi automatizzati del Ministero della giustizia, che ha fornito indicazioni e supporto tecnologico.

Tra le regioni che hanno provveduto a dare vita ai protocolli c’è la Sardegna. Partiamo da qui per un viaggio alla scoperta delle varie realtà territoriali.

A Sassari è stato siglato un protocollo d’intesa tra i vertici del Tribunale e della Procura, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati e quello della Camera penale. Vengono utilizzati per i collegamenti da remoto i programmi Skype for business e Teams, messi a disposizione dal Ministero. E’ stata acquisita “la disponibilità degli organi di Polizia giudiziaria e del direttore della Casa circondariale di Sassari-Bancali” all’attivazione dei collegamenti necessari e sono stati testati “gli strumenti tecnici per consentire lo svolgimento da remoto delle udienze di convalida dell’arresto in flagranza davanti al tribunale dibattimentale nonché le udienze per i contestuali riti per direttissima”. Tra i requisiti prescritti dalla legge c’è l’obbligo del collegamento audiovisivo tra aula di udienza e luogo della custodia in “modalità tali da assicurare la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilità di udire quanto vi viene detto”.

Giuseppe Conti, presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Sassari
Giuseppe Conti

Su questa digitalizzazione di procedure e processi abbiamo chiesto un parere all’avvocato Giuseppe Conti, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Sassari. “E’ inevitabile che la tecnologia – dichiara Conti -, già in pressing da un pezzo per rivoluzionare i vecchi schemi, finisca con l’affermarsi di prepotenza e sarà sempre più difficile contrastarne l’impiego massiccio anche nel nostro sistema Giustizia. Coloro che fieramente e con buone ragioni si oppongono al cambiamento, in realtà nuotano contro corrente in un fiume in piena: resta a noi il compito di governarlo, curando di salvaguardare i fondamentali principi costituzionali, a protezione del diritto di difesa e delle norme che regolano il giusto processo”.

“Possiamo accettare la celebrazione da remoto di una udienza fissata per l’ammissione di mezzi istruttori o per la discussione di una causa – chiarisce Conti – ma certo, non si potrà mai tollerare la violazione del fondamentale principio del contraddittorio nella formazione della prova che necessariamente deve avvenire davanti al giudice e non a una telecamera”.

Questo sostengono gli avvocati, che non intendono sbarrare la porta alla tecnologia, riconoscendole la possibilità “di contribuire al superamento di anacronistiche perdite di tempo”, come conclude Conti.

Il protocollo dettaglia meticolosamente cosa deve o può fare il difensore, quali le tutele a salvaguardia del rapporto fra difensore e assistito, collegamenti telematici e contatti telefonici riservati anche con l’uso di cellulari privati per una interlocuzione diretta e separata tra le parti processuali. Inutile dire che nell’impossibilità di “procedere da remoto, l’udienza segue le disposizioni ordinarie presso le aule di Tribunale”.

A Oristano dal 2 aprile ci si è attrezzati per la celebrazione “da remoto” dei processi, grazie al protocollo firmato tra Ordine degli avvocati, Tribunale e Procura. Uno dei primi in Italia, che come ha spiegato il procuratore Ezio Basso “si pone in linea con le indicazioni del Governo e con quelle stabilite dal Consiglio Superiore della Magistratura”. Sospesa l’attività ordinaria, si è dovuto far fronte alla “giustizia che non può fermarsi”: convalide di fermo e interrogatori di garanzia per l’adozione di misure cautelari, che non possono essere rinviati, e che in teleconferenza – solo per il periodo dell’emergenza, come gli avvocati ripetono – e utilizzando la piattaforma Teams, attraverso aree di data center riservate esclusivamente al ministero della Giustizia, possono proseguire davanti al giudice con un sistema di videocollegamento audiovisivo tra aula di udienza e carcere o altro luogo attrezzato per il caso ed equiparato ad essa.

Lanusei, provincia di Nuoro, è il più piccolo tribunale d’Italia. Il 27 marzo si è tenuta nei locali della Compagnia Carabinieri una ‘conference call’ tra il personale della sezione di Polizia giudiziaria della procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Cagliari e due minori denunciati dagli stessi carabinieri nei giorni precedenti. I militari hanno allestito una postazione informatica che “ha permesso di far avere ai minori interessati un confronto istituzionale” e ricevere importanti comunicazioni. Modalità dunque che hanno consentito il rispetto delle misure adottate per il contenimento della diffusione del contagio e quello delle regole procedurali, evitando il più possibile gli spostamenti.

A Cagliari sono stati già siglati alcuni protocolli, per le direttissime, per le convalide del Gip e per le udienze del Tribunale di sorveglianza. Le cancellerie si stanno attrezzando per le incombenze che l’emergenza epidemiologica ha imposto e i protocolli hanno regolamentato, e le aule vengono attrezzate per poter consentire ai giudici di essere presenti.

Aldo Luchi, presidente dell'Ordine degli avvocati di Cagliari
Aldo Luchi

Ne abbiamo parlato con Aldo Luchi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cagliari, il quale ci ha spiegato che “proprio per non sovraccaricare le cancellerie abbiamo previsto che sia la stessa Polizia giudiziaria che, contestualmente al deposito degli atti in via telematica al PM, li trasmetta anche al difensore sulla email che è stata indicata per partecipare da remoto. Un grande vantaggio per il difensore che, in tempi di ‘pace’, deve fare il giro delle cancellerie per recuperare gli atti prima della direttissima”.

Secondo Luchi per poter capire e accogliere il cambiamento normativo e tecnologico, la trasformazione deve essere prima di tutto culturale. “Non serve cambiare le regole se non si cambia la testa di chi le applica” ripete. E’ consapevole che, forse, per vederlo e apprezzarlo veramente questo cambiamento, bisognerà aspettare una generazione ma “quando le norme diventano cogenti, volenti o nolenti, il passaggio si realizza”.

L’avvocatura cagliaritana ha ottimi rapporti con i capi degli uffici giudiziari e il dialogo immediato, efficiente e collaborativo, ha permesso loro di inserire nei protocolli delle guarentigie in più, per esempio la facoltà del difensore nel corso dell’udienza di convalida, di chiedere un colloquio riservato con il proprio assistito anche in corso di udienza.

Indubbiamente, segnala il presidente, sarebbe deleterio lasciare alla gestione locale e spontanea questo passaggio culturale e tecnologico, anche se spinto dall’emergenza: “Ritengo che andrebbe adottata una normativa ad hoc e potrebbe essere questa l’occasione per unificare tutte le procedure di trasmissione, perché è impensabile avere un processo civile telematico che funziona in un modo, un amministrativo che funziona in un altro, e così il tributario, il contabile, con il rischio che il penale sia ancora diverso. Si potrebbe pensare a una piattaforma unica, uno standard unico come impianto normativo, che vada bene per ogni tipologia di processo”.

“Le regole sono sostanza – aggiunge Luchi – non solo orpelli, quindi il rispetto delle regole determina la correttezza del processo. In questa situazione emergenziale i ‘formalismi’ possono almeno temporaneamente essere messi da parte. Nei nostri protocolli, infatti, è espressamente prevista l’automatica decadenza del protocollo al cessare dell’emergenza”.