Violenza sulle donne, come intercettare il pericolo

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Sperona l’auto della ex e le dà fuoco. Arriva da Vercelli uno degli ultimi episodi in cui una donna è stata aggredita dal suo ex. Un fenomeno, purtroppo, in continuo aumento, come spiega a GNews Oria Gargano, presidente dell’Associazione BeFree che si occupa di tutela delle donne maltrattate.

Come arrivano da voi le donne?

“Possono arrivare a noi con modalità differenti: noi operiamo all’interno dell’ospedale San Camillo di Roma e lì le donne possono raggiungerci magari perché sono state al pronto soccorso dopo essere state picchiate dal partner o dall’ex. Ci scoprono quasi per caso e si creano le condizioni per intraprendere un percorso. Discorso diverso, invece, per le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza dopo aver fissato un appuntamento in modo autonomo oppure spinte da un assistente sociale o da qualche familiare. In questo caso c’è una maggiore consapevolezza dei rischi corsi e della necessità di affrontare il problema. La nostra mission è quella di restituire a tutte il loro percorso, che da sole possono e devono determinare”.

Come può nascere e svilupparsi una situazione di violenza?

“Molto spesso si verificano nell’ambito di una relazione affettiva. Difficilmente questa inizia con lo stigma del rapporto violento però purtroppo poi lo diventa attraverso una serie di contraddizioni, di contrasti e di passaggi graduali, alle volte figli di un approccio culturale che ritiene normale episodi di aggressione verbale dell’uomo che può chiedere, pretendere risposte immediate ed esercitare il rispetto per il suo ruolo centrale di ‘maschio’. Momenti di vita quotidiana che normalmente vengono sottovalutati anche dalle vittime, spesso seguiti da atti di pentimento dell’uomo che magari chiede perdono, porta la compagna a cena fuori, le regala rose, giura che non compirà più lo stesso errore. E invece…”.

Qual è la difficoltà principale nel riconoscere e contrastare una situazione di violenza?

“Nell’individuarla all’interno della dimensione domestica. E’ pesante per alcune donne autodefinirsi vittime di violenza quando questa viene esercitata dall’uomo che magari amano ancora, con il quale hanno generato figli, condiviso il mutuo della casa o programmato la vacanza d’estate. Con il quale, insomma, hanno definito la loro quotidianità. C’è anche una questione di natura economica: c’è chi esita a staccarsi dal partner violento perché non ha un lavoro o l’ha perso e non sa cosa fare, dove andare e come riprendere in mano la propria vita. Ecco perché gioca un ruolo importante la valutazione dello stato d’animo: questo è un terreno su cui le vittime vanno sostenute, perché quando una donna chiede aiuto è perché ha toccato con mano la profondità del suo dolore”.