Violenza sulle donne, quando e perché denunciare

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Quello della violenza sulle donne è un tema di stretta attualità. Denunciare può essere la soluzione ma occorre farlo nei modi più opportuni, come spiega a GNews Raffaella Palladino, presidente di D.i.Re., Donne in Rete contro la violenza.

Qual è il momento giusto per denunciare una situazione di violenza?

“Non c’è una risposta universale, quello che vale sempre è ponderare bene la scelta e non sporgere denuncia in completa solitudine. Al contrario, bisogna assicurarsi di avere intorno a sé una rete di protezione sufficiente. Le donne che sull’onda dell’emotività spesso procedono a una denuncia, se non sono profondamente consapevoli delle conseguenze e non la sporgono in una maniera utile all’iter procedurale che è sempre complicato, rischiano di rimanere esposte alla violenza dell’aggressore, che spesso coincide con la figura del partner, di dovere fare i conti con una situazione di isolamento e di pentirsi di un atto che in realtà è giusto fare perché porta alla luce un reato. Però, per questo, è indispensabile un percorso di consapevolezza, il consiglio che diamo di solito è quello di prendersi qualche ora, al massimo qualche giorno, prima di decidere il da farsi”.

Come si sostiene una donna che ha deciso di denunciare?

“Innanzitutto ponendosi il problema della sua sicurezza. Su questo vale molto la rete con le forze dell’ordine. Spesso le donne non vengono prima nei centri antiviolenza ma vanno direttamente a denunciare e sono gli operatori delle forze dell’ordine che, in maniera molto disomogenea, si pongono il problema della protezione delle donne e quindi nel raccogliere la denuncia si occupano di trovare il luogo dove la donna può essere sostenuta, aiutata e protetta. Sappiamo anche che un ordine di allontanamento arriva dopo la denuncia e i tempi non sono rapidi. C’è il rischio che il denunciato venga a sapere e, di conseguenza, la vittima rischi di essere esposta a un ulteriore pericolo. E’ importante fare una buona denuncia, cioè trovare col supporto legale gli elementi significativi in grado di portare alla luce i reati. Se una donna va a denunciare da sola in un momento di forte emotività, il racconto rischia di non essere lucido e lineare: è fondamentale mettere a fuoco gli elementi della storia che possono fare emergere il maltrattamento”.

Esistono delle difficoltà che si possono incontrare successivamente?

“Negli ultimi tempi la situazione nei nostri tribunali è molto peggiorata, perché in non pochi casi le donne che raccontano di aver subito violenza non vengono credute. Al contrario, vengono sottoposte a una sorta di ‘indagine sulla loro credibilità’ ed è l’unico reato per cui questo accade. Se una donna subisce una violenza, si vede porre domande sul perché si trovava in un determinato posto o era vestita in un certo modo. Così si rischia di spostare la responsabilità dall’autore di violenza alla vittima. A questo va aggiunto un pericolo in agguato per le madri: non essere ritenute adeguate e vedersi sottrarre i figli per via della scarsa serenità e della difficoltà vissuta a seguito della violenza subita. Questa è una situazione grave che spinge molte donne a pentirsi di avere denunciato perché stanno per perdere ciò che di più caro hanno al mondo”.