45° anniversario omicidio giudice Amato
24 Giugno 2025
Il 23 giugno di quarantacinque anni fa alle 8.00 in punto il giudice Mario Amato, sostituto procuratore della Repubblica di Roma, viene ucciso dai Nar – Nuclei armati rivoluzionari, mentre in viale Jonio aspetta l’autobus per raggiungere il suo ufficio in piazzale Clodio, dove è stato trasferito nel giugno del ’77 dal tribunale di Rovereto. Amato è senza la protezione di quella scorta rifiutata in favore dei colleghi che stanno indagando sul “più pericoloso” terrorismo rosso.
Quarantatré anni, sposato e con due figli, il giudice abita nel quartiere Montesacro. Gli assassini in sella ad una motocicletta si avvicinano all’uomo di spalle, uno dei terroristi spara un colpo alla nuca da pochi metri, uccidendo il magistrato sul colpo. Poco dopo la telefonata di rivendicazione a un quotidiano: “Buongiorno, qui i Nar, rivendichiamo l’omicidio del giudice Amato”. Il disegno dei terroristi é quello di bloccare le indagini sulla galassia neofascista che il sostituto procuratore sta conducendo, dopo che il magistrato titolare, Vittorio Occorsio, è stato a sua volta vittima del terrorismo.
Sarà l’ultimo magistrato vittima dell’estremismo politico in Italia.
Un particolare, riportato da un cronista arrivato sul luogo del fatto, racconta tanto dell’uomo e del magistrato: sulla punta di una scarpa, la sinistra, un buco che parla di un marito, di un padre, di un uomo attaccato al lavoro, vissuto come una missione.