Ferrara, Galeogoal Arginone: quando il riscatto è andare in rete
14 Febbraio 2019
“Il calcio offre ai detenuti un’opportunità in più: non solo, come ogni sport, curare lo stato di salute, e imparare il valore dell’impegno, ma soprattutto abbattere barriere verso compagni di squadra con i quali vi era ostilità nella vita comune, come spesso accade in carcere, dove alcuni contrasti sono determinati anche dalle tante etnie presenti”.
Così Aboubakar Traoré, ivoriano, lunga esperienza nel Paese d’origine e in Italia come tecnico e scopritore di talenti calcistici, descrive uno dei motivi che lo hanno portato ad accettare la sfida di creare una squadra di calcio con obiettivi “seri”.
“All’inizio ‘Galeogoal Arginone’ prenderà parte a tornei con l’ingresso in carcere di squadre esterne, ma l’intenzione, in prospettiva, è quella di partecipare a un campionato esterno” .
Dal 5 febbraio, due volte a settimana Aboubakar Traoré assieme a Jacopo Givani, insegnante di scienze motorie, vanno nell’istituto ferrarese per allenare i trenta ragazzi selezionati – un numero “abbondante” per tenere conto di alcune variabili tipiche delle case circondariali, come fine pena brevi, trasferimenti, misure alternative – già calciatori amatoriali o appassionati di calcio, con elementi provenienti da diversi Paesi, in particolare dalle aree del Maghreb, dell’Africa subsahariana e dell’Europa dell’Est.
“Già rispetto all’ inizio degli allenamenti – aggiunge il tecnico, che all’esterno allena anche una squadra composta da immigrati – notiamo un cambiamento in ragazzi che fino a poco fa guardavano con diffidenza compagni di un altro Paese, ora ci scherzano e ridono insieme”.
L’obiettivo di partecipare a un campionato, condiviso da allenatori e Direzione dell’istituto, ha sponsor collaudati in materia di sfide, come Simone Merli, assessore allo Sport e il patron della Spal Francesco Colombarini, tra gli artefici, del “modello Spal” e del ritorno, dopo 49 anni della squadra estense in Serie A.
Francesco Colombarini, l’allenatore Leonardo Semplici, il direttore della casa circondariale Paolo Malato, l’assessore Simone Merli e il sindaco Tiziano Tagliani, hanno presentato alla stampa il progetto, finanziato e sostenuto dall’Assessorato allo sport del Comune e dalla Società SPAL, che ha donato attrezzature, divise, tute, palloni e tutto il materiale sportivo.
“Pensavo che il calcio africano, assieme a quello sudamericano, avesse un grosso potenziale inespresso, che le movenze di un nostro calciatore fossero irripetibili altrove. Invece, viaggiando, ho notato che in Europa c’è qualcosa che non si trova da nessun’altra parte: i bambini europei hanno il tempo a loro disposizione, possono dedicarsi al gioco senza vivere alla giornata” dichiarava Traoré in un’intervista di qualche anno fa a La Nuova Ferrara.
Una riflessione che oggi assume un altro significato alla luce del nuovo impegno del tecnico in un ambiente che, per mission istituzionale, deve offrire alle persone detenute un tempo utile non solo per apprendere regole e costruire relazioni sane ma anche per esprimere, se non affermare, i propri “talenti”.