Salute in carcere: arriva il Metaverso

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E’ per certi versi un’evoluzione della telemedicina, già utilizzata in alcuni istituti penitenziari, il Metaverso sanitario, progetto pilota presentato ieri nella colonia penale di Mamone e inaugurato con quattro visite specialistiche effettuate da remoto. A indossare per primi i visori sono stati un detenuto nell’infermeria dell’istituto e uno psichiatra del servizio diagnosi e cura del San Francesco di Nuoro, supportato dal tecnico della società State 1.

Psichiatria e fisiatria sono i due ambiti al centro del progetto in questa fase iniziale ma, puntualizzano i responsabili dell’iniziativa, una volta che si avranno i primi feedback del servizio, si pensa di estenderlo anche ad altre attività specialistiche all’interno del carcere.

“È un grandissimo passo in avanti che si fa sul fronte del diritto alla salute in ambiente detentivo – ha detto il direttore della colonia penale di Mamone Vincenzo Lamonaca – un progetto pilota fortemente voluto dal Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Russo e dal provveditore Antonio Galati. La realtà sanitaria nel Metaverso va oltre la telemedicina. Il detenuto-paziente riesce a interloquire con il proprio medico o comunque con i sanitari di riferimento. Si tratta di un approccio che consente di elevare gli standard sanitarie di sicurezza contenendo i costi”.

Progetto Metaverso a Mamone

Nell’immaginario collettivo ancora oggi il metaverso – spazio digitale tridimensionale in cui è possibile interagire e avere esperienze che simulano quelle della vita reale – è collegato soprattutto al mondo ludico e social. In realtà, da anni, le sue applicazioni si sono estese ai settori della ricerca, della formazione e al mondo medico scientifico. Già nel 2019, il centro medico dell’Università del Connecticut aveva realizzato esperienze di realtà virtuale per la formazione dei chirurghi ortopedici, oggi praticate in tutto il mondo.

Un’altra delle applicazioni in via di sviluppo è quella delle visite mediche a distanza, per offrire assistenza sanitaria tempestiva e continuativa a pazienti che vivono in zone isolate e raggiungibili con difficoltà. I 150 detenuti della colonia a fronte dell’opportunità di vivere e lavorare a contatto con la natura, risentono più degli altri di criticità logistiche legate all’isolamento. Con i suoi 2700 ettari di estensione, la colonia dista 17 Km dal centro abitato di Bitti e oltre 50 dal primo presidio ospedaliero, quello di Nuoro.


Il pionieristico progetto di assistenza sanitaria ai detenuti è frutto della collaborazione tra la Asl 3 di Nuoro, la casa di reclusione di Mamone, lo spin-off accademico Chain Factory, dell’Università di Cagliari, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali e  la società State1. L’ASL Nuoro ha da tempo messo in campo un’attività multimediale e digitale di telemedicina che consente di monitorare e seguire nel proprio domicilio 400 pazienti con scompenso cardiaco e raccoglie ora una nuova sfida tecnologica. “Con l’attività che inauguriamo stiamo portando un’innovazione molto importante nel domicilio di queste persone, ovvero la casa di reclusione che li sta ospitando in questa fase della loro esistenza”, ha commentato i direttore generale dell’Asl n. 3 di Nuoro, Paolo Cannas. “Siamo fiduciosi che possa portare dei buoni risultati, così che possa essere replicata in tantissime altre realtà e per altre prestazioni”.