Parigi 2024, i Giochi di Chiara, Nadia, Giorgio e Francesco
12 Agosto 2024
Dove eravamo rimasti? Siamo usciti da Tokyo 2020 (tre anni fa in realtà), celebrando un’edizione da record per le Fiamme Azzurre e ora festeggiamo il ritorno da Parigi 2024 con un’altra memorabile prestazione dei nostri atleti.

In questi tre anni il Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria è ulteriormente cresciuto, tanto da arrivare nella capitale francese con il maggior numero di rappresentanti di sempre (24 atleti in 11 discipline) e partirne con il miglior medagliere delle nostre 10 presenze olimpiche, quattro medaglie in totale (un oro, con Chiara Consonni nella Madison; un argento, con Nadia Battocletti nei 10000 metri; e due bronzi, con Giorgio Malan nel pentathlon moderno e con Francesco Lamon, col quartetto dell’inseguimento).

Ma, come sempre, questi numeri e i metalli non vogliono dire tutto: meglio chiarire subito che abbiamo contribuito a una splendida performance complessiva dello sport italiano con 14 piazzamenti tra i primi sei (record anche qui).
Chiara Consonni ha arricchito il bilancio azzurro del ciclismo su pista vincendo la Madison in coppia con Vittoria Guazzini: una gara da batticuore, in cui le ragazza italiane ha sparigliato le carte nei confronti delle coppie favorite andando in caccia e conquistando il giro di vantaggio, poi difeso con i punti degli sprint.
Nadia Battocletti, che già nella finale dei 5000 metri aveva accarezzato per due ore il sogno della medaglia di bronzo (poi sfumato per la riqualificazione della kenyana Kipyegon), ha interpretato da protagonista una prova di 10000 metri forse ancor più complicata. Basti pensare che la ragazza trentina è arrivata in volata a soli 10/100 di secondo dalla primatista del mondo Chebet: due i primati italiani migliorati, su entrambe le distanze (14:31.64 e 30:43.35, pur correndo in “negative split” la seconda metà gara a ritmo da 14’53”).

Se il bronzo di Francesco Lamon nell’inseguimento a squadre ci ha fatto rivivere la finale d’oro di Tokyo, con gli azzurri sempre opposti alla Danimarca, quello ricevuto sul podio da Giorgio Malan ci riporta alla gioia della prima medaglia olimpica della Polizia Penitenziaria – sempre nel pentathlon moderno – con il bronzo di Roberto Bomprezzi a Barcellona 1992.

Può sembrare un azzardo, ma la cosa che deve farci inorgoglire ulteriormente è il racconto dei nostri atleti che hanno lottato per la medaglia di bronzo, pur uscendone sconfitti. Non per nulla il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne ha richiesto esplicitamente la presenza al Quirinale in occasione della riconsegna della bandiera, per il prossimo 23 settembre.

Abbiamo già detto del quarto posto di Nadia Battocletti (quasi bronzo!) nei 5000 metri, ma nel ciclismo su pista sia Chiara Consonni – prima di vincere l’oro – sia Letizia Paternoster hanno corso nel “trenino” azzurro dell’inseguimento che ha conteso alla Gran Bretagna il terzo posto.

Sempre per l’atletica, Stefano Sottile ha raccolto il testimone del capitano e portabandiera “Gimbo” Tamberi salendo fino a 2.34, una misura che non ha eguagliato il bronzo di Barshim – leggenda del salto in alto – per un solo errore in più commesso nella gara.
Tre sono state le medaglie sfiorate dai campioni della Polizia Penitenziaria nel judo, una a livello individuale con Antonio Esposito, battuto al “golden score” per il bronzo degli 81kg dal tagiko Makhmadbekov, e due con le ragazze presenti nel torneo del “Mixed Team”, Savita Russo (63kg) e Asya Tavano (+78kg). Le nostre campionesse, tra l’altro giovanissime, hanno riscattato un torneo individuale nel quale hanno pagato un pizzico d’inesperienza, offrendo un grande contributo alla squadra italiana che è uscita sconfitta dalla finale per il terzo posto solo nel “golden score” dell’incontro di spareggio, praticamente la parità quasi assoluta con la fortissima formazione brasiliana.

Ed è giusto poi ricordare anche lo spadista Federico Vismara, che dopo essere risultato il miglior azzurro nel torneo individuale (sconfitto nei quarti di finale per 15 a 13 dall’ungherese Andrasfi, poi medaglia di bronzo), ha ottenuto un altro quinto posto nella prova a squadre (fatale qui il confronto con gli spadisti cechi, vittoriosi in rimonta nell’ultimo assalto e alla fine sul podio per il bronzo).

Niente piazzamenti, ma due primati di partecipazione olimpica per una coppia di nostri atleti: il veterano Giovanni Pellielo (comunque fermatosi a un solo piattello dalla finale del “trap”), che ha eguagliato a quota otto il record di longevità degli atleti italiani ai Giochi, e quello della prima presenza assoluta di un’atleta italiana nella danza sportiva, grazie ad Antilai Sandrini (purtroppo accoppiata nel robin round della Breaking con la giapponese Ami, che ha poi vinto l’oro).
Per quanto ci riguarda, un’altra “première”: la partecipazione delle Fiamme Azzurre alle competizioni di sport equestri, grazie a Evelina Bertoli, miglior italiana nel Concorso Completo di equitazione.
Orgogliosi per la partecipazione, pur forse non premiata da piazzamenti pari alle attese, sono l’arciere Alessandro Paoli e il triatleta Alessio Crociani (entrambi sesti nelle rispettive prove a squadre) e la coraggiosa pentathleta Alice Sotero (che a Tokyo aveva sfiorato il bronzo e qui ha lottato ancora nella finale pur soffrendo per un problema fisico). Semifinalisti nelle rispettive gare di atletica sia Zaynab Dosso sia Simone Barontini, mentre Eloisa Coiro ed Elena Bellò si sono dovute accontentare di gareggiare nel turno di ripescaggio, una controversa novità di questi Giochi. Ha festeggiato la quarta partecipazione olimpica consecutiva la marciatrice Eleonora Giorgi, mentre per la ciclista Elena Cecchini si è trattato di un ritorno sulla scena olimpica, dopo la sua prima presenza nella prova su strada a Rio 2016.
E per la seconda volta Brayan Lopez e Lorenzo Benati si sono fatti trovare pronti per il ruolo di “riserva viaggiante” della Staffetta 4×400 metri, come già a Tokyo.
Ora la palla passa ai nostri campioni paralimpici, appuntamento al 28 agosto, sempre a Parigi.