Dal carcere birre per tutti i gusti

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Artigianali, buone e di tendenza, le “birre sociali” hanno il valore aggiunto di nascere da progetti inclusivi che offrono cioè opportunità di inserimento lavorativo in tutta la filiera brassicola a persone svantaggiate. Vasta, in particolare, la scelta di qualità e gusti tra le birre prodotte da realtà operanti nell’economia carceraria che offrono una occupazione a persone detenute o in esecuzione penale esterna.

L’ultima in arrivo porta il marchio Fuga di sapori della cooperativa ‘Idee in fuga’, che nel carcere di Alessandria cura il Luppoleto galeotto. La nuova birra, priva di glutine ma non di gusto, si aggiunge alle Pentita, Rubentina e Sbirra, ognuna con peculiarità che ne hanno ispirato i nomi e determinato il successo.

L’ultima creazione ha però obiettivi più ambiziosi. Oltre a essere più inclusiva, in quanto potrà essere consumata anche da persone affette da celiachia o da altre intolleranze, è anche al centro del progetto B4 HOPES, promosso dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e comprendente una survey per indagare l’interesse dei consumatori verso le birre sociali.

‘Idee in fuga’, che occupa detenuti anche nell’orto e nella pasticceria interni al carcere e nel bistrot aperto sulla cinta muraria, è tra le realtà di economia carceraria che hanno commercializzato con incoraggianti risultati le birre artigianali. Tra i pionieri, il marchio Pausa Caffè che più di dieci anni fa avviò nel carcere di Saluzzo una produzione ispirata agli stili tradizionali (Pils, Ale, Weiss, Saison), ma con una particolare attenzione alle metodologie produttive.

Prison Bee è invece  il marchio brassicolo de La Valle di Ezechiele, cooperativa sociale nata nel 2019 su un’idea del cappellano del carcere di Busto Arsizio don David, per dare opportunità di lavoro a persone che stanno finendo di scontare la propria pena. Bionda, da 4.8 gradi, ispirata alle hoppy belghe, è caratterizzata da una generosa luppolatura chiusa da un punto di amaro.

Omaggia la tradizione italiana invece Malnatt (malnato in dialetto milanese). Non filtrata, non pastorizzata e rifermentata in bottiglia o in fusto, è realizzata con il luppolo de La Morosina di Abbiategrasso, l’azienda agricola nata a fine anni ’80 nel cuore del Parco naturale del Ticino, dal 2010 è guidata da Filippo Ghidoni che ha convertito la produzione agricola in un prodotto di filiera locale al 100%. Alla sua produzione contribuiscono detenuti degli istituti di Opera, Bollate e San Vittore.

Un birrificio sociale storico c’è anche a Bologna, il Vecchia Orsa, mentre in Puglia, dalla cooperativa Campo dei miracoli, nota nel mondo dell’economia carceraria per i taralli, arriva la birra SBAM! nelle tre versioni Assolata, Notturna e Tenace.

Esperienze di successo che, tuttavia, non esauriscono il panorama produttivo dove troviamo realtà piccole come il microbirrificio del carcere di Taranto e altre in fase di progettazione. Anche l’economia carceraria sembra dunque risentire positivamente degli incentivi regionali alla coltivazione del luppolo e della riduzione delle accise sulle piccole produzioni artigianali.