Nadia Battocletti, gambe e Fiamme Azzurre: passato, presente e futuro
8 Gennaio 2025
Per un campione, come sbagliarsi, il traguardo più importante resta il prossimo da conquistare. Non fa eccezione Nadia Battocletti, che dopo una stagione 2024 piena di successi, pensa già all’anno appena iniziato per regalare alle Fiamme Azzurre e allo sport italiano altre vittorie. Quello che non stupisce, conoscendola, è che lo faccia senza esaltarsi, con la convinzione e la tranquillità di chi ha consapevolezza dei propri limiti, ma anche delle proprie possibilità.
Ma un’occhiata retrospettiva dovremo pur farla, visto che negli ultimi dodici mesi sono arrivati uno storico argento olimpico (10000 metri a Parigi), tre ori europei individuali (doppietta 5000/10000 su pista a Roma e il primo di sempre per un’italiana nel cross ad Antalya), un altro titolo continentale a squadre (ancora nella corsa campestre in Turchia) e una collezione di record italiani che da soli arricchirebbero la carriera di un atleta.
- Qual è stato il momento “da pelle d’oca” di una stagione tutta da incorniciare?
“Ovviamente la medaglia olimpica e l’esperienza di Parigi meritano un discorso a sé, ma il punto di svolta sono stati gli Europei di Roma. Per molti motivi. Primo, perché arrivavo da un infortunio e all’Olimpico ho capito quanto ero cresciuta, anche mentalmente, ed è stato bellissimo sentire l’affetto del pubblico italiano. E poi perchè, proprio mentre mi stavo godendo gli applausi, sotto la Tribuna d’Onore mi hanno chiamato ‘perché il presidente mi stava aspettando’. In realtà pensavo che fosse il presidente federale, Stefano Mei, e invece era il Presidente Sergio Mattarella, quello con la P maiuscola, che voleva salutarmi e congratularsi. Un momento indimenticabile”.
- E quindi ora possiamo parlare di Parigi 2024, la tua seconda esperienza olimpica.
“Dopo il debutto di Tokyo, un settimo posto a 20 anni, sapevo di poter fare di più. Ma questa era stata una stagione carica di lavoro, anche con qualche intoppo e un po’ di sofferenza, ma chi non ne ha se corre le lunghe distanze? Del quarto posto sui 5000 metri ero già fierissima, non aveva influito nemmeno quella mezz’ora in cui avevo virtualmente al collo la medaglia di bronzo, per la squalifica della kenyana Kipyegon, poi rientrata. I 10000 metri li ho vissuti come un’opportunità in più, e li ho realizzato di quanto il mondo fosse davvero vicino al mio livello, perciò l’argento è stato anche una conferma di una convinzione che già possedevo”.
- Ora sei quasi un modello, le ragazzine vanno al campo per ‘correre come Nadia’, ma cosa è cambiato per te, personalmente?
“L’affetto dell’ambiente sportivo e del mio paese è stato bellissimo, ma la vera sorpresa è stata quella che mi hanno riservato i colleghi della Polizia Penitenziaria nella mia sede di servizio, a Trento. Quando sono rientrata a settembre, ho trovato ad accogliermi nella casa circondariale una festa incredibile, con un video delle mie gare e tutti a dirmi che il giorno dopo la medaglia nell’istituto non si parlava d’altro che di quello che aveva fatto. Io sono entrata nelle Fiamme Azzurre a 18 anni, e sono cresciuta come persona e come atleta in una specie di seconda famiglia: sono spesso in giro, come è naturale per uno sportivo, ma dovunque vada trovo sempre un collega ad accogliermi e ad assistermi, che sia una gara, un raduno, una partecipazione a un evento. Ed è stato bellissimo anche il saluto che ci ha fatto il ministro Carlo Nordio a Roma: “Vederti correre è sempre un’emozione”, mi ha detto. Un abbraccio sincero e coinvolgente, con tutta la squadra olimpica e anche paralimpica: non per niente siamo stati il primo gruppo sportivo in divisa ad accogliere i campioni disabili, fin dal 2008”.

- Il 2025 è iniziato con un’altra gioia, nel Cross del Campaccio. Cosa ti aspetti e cosa dobbiamo aspettarci dalla prossima stagione?
“Intanto vincere su quel percorso è stata una soddisfazione enorme: nessuna italiana aveva vinto lì negli ultimi 31 anni ed è una gara alla quale sono affezionata, perché la faccio da quando avevo 13 anni, tutte le categorie giovanili e ora elite. Un po’ come una chiusura del cerchio è stata vincere gli Europei di corsa campestre: primo oro assoluto di un’italiana e prima atleta a vincere il titolo in tutte e tre le categorie, U20, U23 e seniores. Ora mi aspetto un inverno abbastanza tranquillo e proverò a focalizzarmi sugli appuntamenti estivi”.
- Cosa significa per una come te passare un ‘inverno tranquillo’?
“Ecco, sicuramente farò qualche gara di cross – che poi è forse il mio campo di gara preferito – e anche un test nelle gare indoor. Sicuramente i campionati italiani di campestre, ci tengo molto. E poi vorrei far bene agli Europei di corsa su strada in Belgio, perché ad aprile ci sarà la prima edizione di questa rassegna”.
- Capito, vorrai lasciare il segno anche lì. E per la stagione su pista?
“Darò sicuramente il mio contributo negli Europei a squadre in Portogallo, poi il ritorno su una pista che mi porta fortuna, il Golden Gala a Roma. Ma il traguardo su cui focalizzare la stagione all’aperto sono ovviamente i Mondiali di Tokyo, ancora su 5000 e 10000 metri e il sogno di una medaglia mai conquistata”.
L’ultimo orizzonte è ancora più in là, per ora solo programmato con papà Giuliano, che è anche il fidato tecnico di Nadia: la maratona, dopo i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028.