Como, in mostra un “Corpo a Corpo” con l’arte
14 Febbraio 2025
Il progetto CORPO A CORPO, organizzato dalla Fondazione COMO ARTE ETS nella Casa Circondariale di Como Bassone, oltre a visitatori entusiasti della mostra conclusiva e a recensioni positive, al suo attivo ha anche un matrimonio tra due detenuti che vi hanno partecipato.
“Marcello e Anna (nomi di fantasia) si conoscevano già da tempo ma è stata lei a convincere il fidanzato a partecipare al percorso proposto dalla fondazione. Sarò tra gli invitati e ne sono felice perché durante il progetto vuol dire che sono nati rapporti umani autentici” racconta Chiara Anzani , vicepresidente di Como ArteEts, che aggiunge come è nato il progetto: “Siamo entrati come volontari in carcere nel 2023 con iniziative di animazione culturale. Vista la risposta positiva ho pensato che avrei potuto mettere la mia professione, quella di organizzare mostre, al servizio della comunità penitenziaria. Così ho proposto al direttore Fabrizio Rinaldi di organizzare una collettiva contemporanea aperta alla cittadinanza all’interno del carcere “.
“Ho trovato interessante l’iniziativa perché, far apprezzare l’arte in un luogo inusuale, non pensato per godere di bellezza e creatività, possa anche essere un buon modo per conoscere una realtà complessa e difficile come quella del carcere, che tuttavia è parte integrante della città” spiega Rinaldi.

La mostra, patrocinata da Regione Lombardia, Comune di Como e FAI con il sostegno di Soroptimist Club di Como e della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, si articola in tre diversi settori dell’Istituto, le sezioni maschile, transgender e femminile. Inaugurata il 1° febbraio, riaprirà al pubblico esterno, previa prenotazione, sabato 15 febbraio, e saranno gli stessi detenuti che hanno partecipato al progetto a illustrare ai visitatori le opere esposte.
Obiettivo dell’iniziativa, in primo luogo, il coinvolgimento dei detenuti con un ruolo attivo in tutto il percorso, sia da un punto di vista artistico, sia come accompagnatori dei visitatori agli spazi detentivi. “Abbiamo scelto il tema del corpo – spiega il curatore Giovanni Berera – perché nella realtà del carcere è un concetto importante, è spazio di espressione e di protesta, è luogo fisico e carnale di cambiamento, di sofferenza e di speranza”.
Un tema interpretato sotto molteplici punti di vista dagli espositori, gli artisti Marinella Senatore (coautrice con le detenute di Rebibbia dell’installazione realizzata in occasione dell’apertura della Porta Santa nel carcere romano), Pietro Terzini, Giulia Cenci, Mario Consiglio, Maurizio Bonfanti, Santiago Sierra e Jaime Poblete che, con detenute e detenuti ha realizzato l’opera “qué hay en el fundo de tu ojos?”.

“Il lavoro è il risultato di un laboratorio esperienziale condotto nelle sezioni femminile, transgender e maschile – spiega Poblete – che ha prodotto piccoli elaborati e poi un’opera conclusiva. Ci siamo affidati al gioco saggio dello sguardo, ritrovando in esso l’eco di qualcosa di nascosto, quella forza senza pregiudizi che è il vero nutrimento per questa lotta corpo a corpo con la vita. Riunirci per fare arte è stato produttivo: tutti si sono messi in gioco perché si è stabilito tra noi un rapporto di complicità e fiducia”.