Boom di imprese nei penitenziari del Veneto
15 Febbraio 2025
L’impresa chiama, le carceri rispondono. Succede nei 9 penitenziari del Veneto, dove c’è una presenza consolidata di aziende con le loro lavorazioni.
Un microcosmo fatto di molte cooperative e imprese sociali del territorio, presentato, dati e informazioni alla mano, in “Liberiamo le produzioni“, catalogo promosso dal Provveditorato regionale, Regione e Unioncamere.
Come tutte le strategie win-win, l’incontro imprese-carcere funziona e dà i suoi frutti. Non si tratta “solo” di garantire prospettive di vita e di reinserimento alle persone detenute.
Lavanderie, sartorie, legatorie, laboratori cosmetici, orti. Nelle carceri venete si diversifica. E diversi sono i vantaggi per le aziende: sgravi fiscali e contributivi, abbattimento dei costi di produzione – grazie alle convenzioni tra le direzioni e le imprese per la gestione degli spazi in comodato d’uso. Sono pari a zero i tassi di assenteismo, perché i detenuti-lavoratori sono e si sentono attivamente coinvolti.

Le attività sono diverse, ma il comune denominatore è l’utilizzo degli spazi all’interno dei penitenziari, sottratti al tempo vuoto della detenzione e all’antiquata logica del carcere come luogo di frustrazione e attesa. E poi, i detenuti al centro delle produzioni, adeguatamente formati e affiancati da personale specializzato.

Si parte dal carcere femminile della Giudecca di Venezia. Dentro troviamo una lavanderia industriale con 12 detenute-operaie, che ha come committenti alcune strutture ricettive del centro storico. E poi, una sartoria dove lavorano 5 donne, le cui lavorazioni sono destinate, tra gli altri, ad hotel come l’Hilton e il Danieli. Ma ancora, un orto di 6.000 metri quadri in cui le detenute producono frutta e verdura destinate alla vendita al mercato. Infine, un laboratorio di cosmetica, i cui prodotti sono destinati alla vendita online e in negozio, ma anche per la fornitura di alberghi.
Sia nell’istituto maschile di Santa Maria Maggiore che in quello femminile della Giudecca sono attivi laboratori di pvc riciclato e di serigrafia. Dai 3 ai 5 detenuti, in base ai periodi di produzione, creano borse, zaini e altri accessori del marchio “Malefatte”, destinati all’e-commerce e alla vendita in negozio.

Ci spostiamo nel carcere veronese di Montorio, dove c’è una sartoria dedicata agli accessori che ha come committenti, tra gli altri, il gruppo Oniverse (Calzedonia, Tezenis, Intimissimi e Falconeri), ma anche Ikea e Bauli. Sono 17 i detenuti impiegati, 10 donne e 7 uomini. A Belluno è presente una lavorazione per l’assemblaggio nel settore occhialeria, e all’anno ci lavorano 38 detenuti.

A Padova c’è un laboratorio di gastronomia che serve mense universitarie, ristoranti, bar: occupa tra i 20 e i 25 ristretti l’anno per la formazione o il tirocinio, e tra gli 8 e i 12 con contratto di lavoro dipendente. Ma ancora, il Due Palazzi ospita lavorazioni di assemblaggio e confezionamento, legatoria e cartotecnica. Vi sono impiegati tra i 20 e i 25 detenuti, che gestiscono attivamente anche la biblioteca dell’istituto. 40 i ristretti che lavorano nel contact center per prenotare visite mediche all’Ulss Euganea di Padova.
Assemblaggio, verniciatura e regolazione di chitarre e bassi elettrici sono la specialità di un laboratorio nel carcere di Treviso. Si lavora su committenza privata, ma i prodotti vengono venduti anche in negozio.
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