‘Spazio alle parole’: costruire alleanze per creare opportunità

Fumetto Zerocalcare (foto rai.it)
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“Spazio alle parole”, un progetto nato dalla collaborazione tra il dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma Sapienza, coordinato assieme alle biblioteche di Filosofia, Studi orientali e Medicina, che ha favorito evoluzioni positive nelle storie dei giovani partecipanti, superando la rigida divisione tra carcere e società e rendendo il tempo di espiazione della pena un alleato per un futuro migliore.

L’iniziativa, sviluppata negli istituti penali per minorenni di Acireale, Bari, Caltanissetta, Potenza, Roma, Torino e Treviso, ha coinvolto nelle attività dei laboratori di scrittura creativa, gli studenti universitari del Master in editoria, giornalismo e management culturale e i giovani detenuti di diverse nazionalità, favorendo autentici scambi che hanno fatto emergere desideri, emozioni e disorientamenti.

Da questa esperienza ha preso vita il libro “I miei vestiti erano bianchi”, arricchito in copertina dalla illustrazione del fumettista romano Zerocalcare. I testi offrono al lettore uno sguardo su un mondo emotivo, troppo spesso ignorato dai media, e testimoniano del potere trasformativo della scrittura come strumento di emancipazione e di riscatto, al di là di ogni pregiudizio e stereotipo. L’iniziativa propone un modello educativo innovativo replicabile, che supera la rigida divisione tra carcere e società.

Il direttore dell’Istituto penale per i minorenni romano di Casal del Marmo, Giuseppe Chiodo, presente all’evento, è intervenuto per sottolineare come “il progetto mira a trasformare il tempo della detenzione da ‘tempo morto’ a opportunità di crescita personale e reinserimento sociale per i giovani detenuti”.

La poesia che segue, solo un piccolo ma importantissimo saggio, è stata estratta dagli elaborati in versi, le narrazioni e i racconti del vissuto dei ragazzi che hanno contribuito alla realizzazione del libro

La Vita è un foglio bianco

Quando sono nato i miei vestiti erano bianchi,
tutto il mondo lo sa che quando moriamo avremo i vestiti bianchi.
Il giorno che ho sentito questa parola
ho saputo che la vita è un foglio bianco.
È vero che la vita è un foglio bianco,
era un foglio giusto pieno di scrittura.
E adesso ho capito che c’è una cosa bella bianca e una cosa brutta bianca.
E adesso ho sbagliato.
E adesso tutte le cose sono nere.

Ho fatto un sogno brutto, un incubo.

(Mbppè, I.P.M. Bari)

“Chi ha vissuto direttamente questa esperienza ne é uscito senza dubbio trasformato” ha sottolineato Cira Stefanelli,  dirigente del dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, nella prefazione del libro. “Tutti noi operatori che abbiamo sostenuto e accompagnato questa esperienza abbiamo imparato che oggi più che mai  é importante creare ‘spazi di parole’ tra giovani che spesso non riescono più a usare le parole nella ricerca del proprio Sè, ma anche tra giovani e adulti”.  Ed é proprio da questi ‘spazi’, ha concluso Stefanelli, “che possono emergere scoperte in grado di sostenere cambi di rotta nelle storie di ragazzi che sembrano segnate dai reati che hanno commesso”.

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