“Coppia d’oro, in pista e nella vita”. Fabbri e Guignard si confessano

600x450 guignard e fabbri fiamme azzurre con bandiera (credit alberto ponti per mingiustizia)
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Due pattinatori: un lombardo, Marco Fabbri, e una bretone, Charlène Guignard. Galeotto fu il web, ormai 15 anni fa, perché erano rimasti entrambi senza partner sul ghiaccio: si sono trovati, si sono piaciuti, coppia prima in pista e poi anche nella vita. Sono cresciuti, e col tempo hanno cominciato a vincere: molto, ma non così tanto da ritenersi appagati.

A meno di dodici mesi dall’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina e a 20 anni esatti dalla creazione della Sezione Sport del Ghiaccio nelle Fiamme Azzurre, sono loro la punta di diamante di una spedizione olimpica che il nostro Gruppo Sportivo sta preparando con la consueta serietà e determinazione.

fabbri e guignard fiamme azzurre danza su ghiaccio (credit foto mingiustizia)

Parlano a due voci, ma è come se fosse una sola: “Siamo grati alla Polizia Penitenziaria, perché ha creduto in noi quando altri non ne erano capaci. Gli altri pattinatori già reclutati ci avevano detto che le Fiamme Azzurre tutelano e supportano gli atleti come nessun altro e quando abbiamo passato le selezioni ci siamo resi conto di quanto fosse vero, abbiamo trovato un’attenzione continua e un ambiente sereno”.

Loro, Marco e Charlène, hanno ripagato le attese con i successi: appena due settimane fa a Tallinn il terzo oro consecutivo agli Europei (dopo due bronzi), e due medaglie mondiali, argento a Saitama 2023, bronzo a Montreal 2024. Aspettando Boston, a fine marzo.

Eppure non sono stati sempre abbracci e sorrisi, anzi la sorte ha cominciato presto a presentare il conto e l’anno di svolta è stato il 2010: “I nostri partner di coppia avevano smesso e abbiamo postato entrambi i profili nel sito internet dove i pattinatori nelle nostre condizioni cercano contatti”. In realtà si erano visti una volta sola, nei Mondiali juniores dell’anno prima a Sofia, ovviamente come avversari nella danza su ghiaccio (19^ Charlène con Guillaume Paumier, un gradino sotto Marco con Paola Amati): ma a lei è arrivata solo la proposta di lui e a lui solo quella di lei. Nemmeno fosse il classico colpo di fulmine, una prova in pista a Milano, poi una in Francia, la scintilla è scoccata e la coppia si è formata. Nemmeno il fatto che Charlène avesse ancora la nazionalità francese era un ostacolo, perché il regolamento consente le coppie miste in tutte le manifestazioni mondiali, tranne che alle Olimpiadi. Nel 2013, con decreto del presidente Giorgio Napolitano, è arrivata anche la cittadinanza, per speciali meriti sportivi, e tutto è andato a posto.

La prima di tre partecipazioni olimpiche, a Sochi 2014, e la scalata nelle gerarchie mondiali: “A dire il vero in Italia eravamo ancora gli eterni secondi, perché davanti c’erano Anna Cappellini e Luca Lanotte”. Anna e Luca, un’altra coppia targata Polizia Penitenziaria: campioni nel mondo a Saitama nel 2014, cinque medaglie agli Europei (esattamente come Marco e Charlène, ma di diverso metallo). Da loro Fabbri e Guignard hanno raccolto il testimone nelle Fiamme Azzurre, in Italia, in Europa e nel mondo. Ma a prezzo di tante, tantissime ore trascorse in palestra e sul ghiaccio: “Preparazione fisica, tecnica, coreografia e colonne sonore: non è poi molto il tempo libero che ci resta ogni giorno. E da settembre a marzo, durante la stagione agonistica, siamo sempre in trasferta, le gare importanti sono quasi tutte all’estero”.

guignard e fabbri su ghiaccio fiamme azzurre (credit wilma alberti per mingiustizia)

Confessano di avere un feeling particolare con il Nord Europa: “Vero, i nostri tre titoli europei li abbiamo conquistati in Finlandia, a Espoo, e nei Paesi baltici, a Kaunas e a Tallinn”. Ma apprezzano soprattutto la competenza del pubblico giapponese: “Sono molto rispettosi e sportivi, talvolta addirittura troppo, e lì il pattinaggio artistico è molto popolare, quasi come il baseball e il sumo. Un ambiente molto diverso ad esempio dagli Stati Uniti o il Canada, dove ci sono vere e proprie curve che fanno il tifo solo per gli atleti americani”. Le coppie nordamericane, con le loro leggendarie imprese, erano autentici idoli qualche anno fa: “Chiaro che avversari come i canadesi Tessa Virtue e Scott Moir o gli statunitensi Meryl Davis e Charlie White diventavano alla fine anche modelli da seguire”. Sotto sotto però escono fuori altre preferenze sportive, sia per Marco (“sono un grande appassionato di basket e apprezzavo l’etica del lavoro e la personalità di un Koby Bryant”), come per Charlène (“quando ho iniziato a pattinare, sulla pista di casa mia si allenava anche Fabian Bourzat, che con la partner Nathalie Pechalat è stato un grande avversario di Anna Cappellini e Luca Lanotte”).

Per risalire le gerarchie mondiali, cosa sempre ardua in uno sport di giudizio come il pattinaggio di figura, si sono affidati soprattutto alla versatilità: “Cerchiamo sempre di rinnovarci, nelle coreografie come nei temi musicali e anche nella parte acrobatica: nella danza non è così determinante come nelle specialità di artistico, però abbiamo introdotto sequenze impegnative e tutto questo può far piacere alle giurie”. I risultati confermano che l’apprezzamento c’è stato e forse è addirittura cresciuto negli anni, tanto che Fabbri-Guignard è la coppia “meno giovane” della storia del pattinaggio ad aver vinto una medaglia mondiale: “E nel 2026 ci aspetta la quarta partecipazione olimpica, non è un record ma ci manca poco”. Tra l’altro la federazione mondiale (Isu) è una di quelle che consentirà la qualificazione di una coppia russa per l’evento di Milano, dopo che la Russia era stata esclusa dalle competizioni ufficiali dal febbraio 2022 per la violazione della tregua olimpica. Un avversario in più, ma loro cercano di non pensarci: “Siamo sempre concentrati su di noi, forse la prossima sarà la nostra ultima stagione sul ghiaccio e il corpo comincia a lanciare segnali. In fondo i Giochi olimpici in casa sono una responsabilità, ma anche un’occasione irripetibile”.