Stefano Fresi: “Racconto Ulisse, prigioniero del mare”

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A proprio agio nella lettura di Omero e pronto a improvvisare battute divertenti. Non sorprende la versatilità di Stefano Fresi, compositore, cantante, musicista e comico prima di essere conosciuto dal grande pubblico come attore.

Un curriculum che è tutta una sorpresa, dal jingle RAI composto nel 2010 alla presenza nel trio comico musicale “Favete Linguis” insieme a sua sorella Emanuela e a Toni Fornari. Poi, nel 2004, lo spettacolo I tre moschettieri di  Attilio Corsini dove lo nota Michele Placido che gli chiede di interpretare nel film “Romanzo criminale” Il Secco, il cantante – cassiere della Banda della Magliana. Un ruolo che inizia a farlo conoscere dal grande pubblico. Anche se – ricorda– quando  mia madre vide sul giornale la foto di scena dell’arresto del Secco, commentò: “Ecco, sei in cronaca nera!”.

A proposito di carcere e cronaca, Romanzo criminale fu il capostipite di film e serie che sollevarono molte polemiche perché si riteneva che romanzassero figure negative provocando emulazione da parte dei giovanissimi. “Penso che l’intrattenimento si possa fare anche con i ‘cattivi’, ma bisogna fare delle distinzioni – dice Fresi. Il film Romanzo criminale racconta figure violente, delinquenti ma perdenti ed è per questo diverso da serie o altre opere in cui questi assumono connotati eroici”.

Come interprete, Stefano Fresi è stato in carcere a vario titolo più volte, soprattutto come Alberto in ‘Smetto quando voglio’. “Ma niente a che vedere con un vero carcere, abbiamo girato in un vecchio padiglione ospedaliero vicino al San Camillo”, racconta. “Prima di oggi sono stato solo nell’istituto di Siena assieme ad altri comici durante la pandemia, troppo poco per dire di conoscere l’ambiente e i suoi problemi – ammette –.  Ho trovato però  davvero interessante la proposta della Fondazione De Sanctis perché la cultura è o dovrebbe essere uno strumento molto importante da offrire a chi si trova in carcere”.

I testi da leggere sono stati scelti insieme a Edoardo Albinati – tiene ancora a  specificare -per cercare di rendere più fluidi i nostri ruoli di lettore e commentatore. Anche Ulisse è prigioniero, della curiosità, delle passioni, del mare. È un personaggio che speriamo di riuscire a  rendere in questa sua multiformità. Certo, noi ci poniamo il problema di riuscirci.  E pensare che qualche giorno fa ho trovato in un testo inglese la riduzione di tutta questa complessità  nel termine ‘complicated’…’”.