Mattarella: “Avvocati, promotori e custodi del diritto di difesa”

CNF - Inaugurazione anno giudiziario 2025 (foto Ministero giustizia)
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Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella ha voluto far arrivare un messaggio al Presidente Francesco Greco, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense, ricordando che “l’Avvocatura è promotrice e custode del diritto alla difesa, valore fondamentale dello Stato di diritto proprio a ciascuno, per il riconoscimento della dignità, libertà e autonomia della persona umana, nel rispetto delle diverse peculiarità”. L’Avvocatura, ha proseguito il Presidente, “è chiamata sempre di più ad assicurare il proprio contributo di tutela delle istanze provenienti dai cittadini e dalle articolazioni della societá civile, per rendere effettiva la vigenza dei diritti”. “Nella distinzione dei ruoli e delle funzioni, tutti gli attori della giurisdizione concorrono a rafforzarne la cultura, con auspicato spirito di autentica collaborazione. Competenza e rigore sono caratteristiche che debbono accompagnare l’esercizio della professione forense, alla quale il nostro sistema costituzionale riconosce un ruolo di rilievo. L’azione del Consiglio Nazionale Forense in questa direzione è preziosa” ha concluso Mattarella.

La cerimonia, che si è tenuta presso l’Auditorium Antonianum di Roma, è stata aperta dalla relazione del Presidente Greco: “Grande sforzo di tutte le componenti dell’Avvocatura per redigere la proposta di riforma dell’ordinamento forense”. Molti gli argomenti toccati, dalla separazione delle carriere, per una effettiva parità tra giudice e difesa, alla  lotta contro la c.d. ‘sinteticità’ degli atti; dalle eccessive competenze attribuite ai giudici di pace in mancanza di una adeguata organizzazione al nodo delle carceri passando per i dubbi sull’uso dell’intelligenza artificiale nella giurisdizione. Ma soprattutto la riforma della professione con un testo già pronto da presentare al ‘Governo e alla politica’ in grado regolare la professione ‘del futuro e nel futuro’.

L’invito a non ridurre lo scenario attuale “a un racconto di ‘toghe rosse’ in azione, che forse aveva senso 30 anni fa, ma adesso appare macchiettistico” – è quanto ha voluto precisare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano – “È qualcosa di più complesso e di più grave” ha proseguito Mantovano “oggi  proprio nel tramonto delle ideologie le problematiche non sono più agganciate a una particolare dottrina politica, ma obbediscono ad altri criteri che sono purtroppo essenzialmente – nella degenerazione correntizia – criteri di potere”.

“Penso che siano maturi i tempi per una condivisione da parte di magistrati e avvocati di una visione di ampio respiro, trascendendo da singole polemiche che non fanno bene allo Stato di diritto e alla fiducia che i cittadini devono riporre nell’istituzione”. Lo ha detto la Prima Presidente della Suprema Corte di cassazione, Margherita Cassano. “Su magistrati e avvocati grava la comune responsabilità, quella di concorrere alla realizzazione dello Stato di diritto, che si fonda sulla condivisione dei valori sanciti dalla Costituzione, tra i quali assume rilievo l’effettività della tutela dei diritti fondamentali della persona attraverso la garanzia di un giusto processo – ha proseguito Cassano -. Il difensore è un protagonista ineliminabile della giurisdizione, perché è colui che introduce nel processo non soltanto la domanda della parte, ma la richiesta di tutela della persona, sia nella dimensione individuale che nella proiezione sociale”.

Il vice presidente del Csm, Fabio Pinelli, nel suo intervento ha richiamato l’attenzione sulle trasformazioni demografiche in corso: “Con riferimento alla geografia giudiziaria, non possiamo non osservare che l’intera Europa, e l’Italia in particolare, sono interessate da epocali trasformazioni demografiche che rendono obsoleta l’attuale distribuzione degli uffici e soprattutto la relativa dotazione di risorse e di competenze. Secondo uno studio recente – ha proseguito – nel 2050 la popolazione mondiale conterà 250 milioni di popolazione africana in più e 45 milioni di popolazione europea in meno. Come tutto ciò impatterà nella risposta del servizio giustizia? Solo una più precisa ricognizione di tali trasformazioni, da condurre anche e soprattutto attraverso l’attento ascolto della magistratura e dell’avvocatura, può davvero migliorare il servizio giustizia nell’interesse dei cittadini, in termini non solo di prossimità territoriale del servizio, ma anche di efficienza, qualità e tempestività delle risposte”.