Talk to the Future, Nordio: “Ia, in fase avanzata una proposta di disciplina”

nordio evento Ordine degli avvocati di Milano
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

“La mia visione della giurisdizione è unitaria: l’avvocatura e la magistratura requirente e giudicante, ognuna nel suo ambito, hanno una funzione essenziale e consustanziale alla amministrazione della giustizia”. Così oggi nelle prime battute del suo intervento il ministro della Giustizia Carlo Nordio invitato alla terza edizione dell’iniziativa “Talk to the future”, organizzato dall’Ordine degli avvocati di Milano nella biblioteca Ambrosoli del Palazzo di giustizia meneghino. Il Guardasigilli conferma poi, che nel “progetto di riforma costituzionale della giustizia attualmente all’esame delle camere non vi è il minimo accenno, né vi sarà mai una eventuale sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo, questa è una promessa solenne, che non solo faccio da sempre, ma che è scritta nella riforma: ognuno manterrà sua indipendenza”.

Argomentando in merito alla seconda questione posta, rapporto tra giustizia, democrazia e Intelligenza Artificiale, Nordio ha confermato all’uditorio della Tavola Rotonda: “L’innovazione non chiede permesso: confronto istituzionale”, che è “in fase avanzata una proposta di disciplina dell’IA, che fa seguito ad una interlocuzione duratura, continua, pacifica e pubblica con l’avvocatura”, che si è resa necessaria per evitare “che le invenzioni umane non si convertano da opportunità in disgrazie  o nefandezze”, ma senza inutili demonizzazioni perché “tutte le invenzioni dell’uomo devono essere valutate non in se stesse, ma per l’uso che se ne fa”. Per sfruttare il potenziale della IA, ha poi proseguito il Ministro, ampliando il suo ragionamento, “dobbiamo fare un doppio sforzo: da un lato potenziare le opportunità e dall’altro prevedere, limitare o anche eliminare gli inconvenienti” come “la captazione delle notizie e la manipolazione delle notizie e delle realtà, perché “una realtà che è ingannevole può essere letale quando riguarda la giustizia, dove è in ballo la libertà e l’onore delle persone”.

La IA, ha continuato il Guardasigilli, “deve costituire un supporto per la ricerca giurisprudenziale, per la avvocatura e per la magistratura e per tutto il mondo giustizia, ma non deve surrogarsi e nemmeno interferire con l’intelligenza umana”, perché se così fosse si perderebbe “quello che la AI non avrà mai: la capacità di rappresentazione e la fantasia della persona umana”, che permette la ricostruzione in sede processuale di “un fatto nella sua dimensione psicologica, se ,infatti, anche la IA riuscisse a ricreare la dinamica di un incidente” ha concluso il ministro in chiusura della sessione di dibattito, “non renderebbe mai chiaro il movente e se ci fosse o meno, perché questo solo il giudice può farlo”.