Nordio: “Allo studio riforma del sistema delle impugnazioni”

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Una doppia assoluzione e, successivamente, una sentenza di condanna. “Un’anomalia del nostro sistema processuale”, emersa con la vicenda emblematica del ‘caso Garlasco’, ma che il guardasigilli Carlo Nordio affronta in termini generali, a partire dai mezzi di impugnazione.

Ai microfoni dell’inviata di ‘Porta a Porta’, Rosanna Santoro (in foto), il Ministro sottolinea che “poiché l’assoluzione è intervenuta perché un giudice, o addirittura due giudici, due corti, hanno già dubitato, non si vede come si possa condannare aldilà di ogni ragionevole dubbio”.

E se i giudici avessero sbagliato nell’assolvere? “Se il processo fosse riconosciuto come irregolarmente o malamente condotto – risponde Nordio -, si deve rifare il processo da capo, come si fa negli ordinamenti anglosassoni”.

Ad oggi il giudizio d’appello, spiega ancora il Guardasigilli, è su una “base puramente cartolare di tutto ciò che è stato dibattuto nell’oralità del dibattimento, magari per lunghi mesi davanti a periti, interpreti e avvocati”.

Questa “cartolarità”, non basata su nuove prove o su un reale rifacimento del processo, rivela un’altra criticità: la scomparsa di un secondo giudizio di merito. “Se una persona viene condannata in secondo grado dopo essere stata assolta in primo grado, può solo ricorrere per Cassazione – dice Nordio -, e quindi non può avere il secondo giudizio di merito che invece ci viene riconosciuto e imposto dalla stessa Europa”.

In sostanza, per usare una metafora, “qualsiasi cosa si faccia in appello è sempre ‘un vino nuovo che viene messo in una botte vecchia’, perché l’appello si costruisce su un processo che è già stato costruito”, conclude il Ministro.

Concetti che Nordio ribadisce nell’intervista sul Corriere della Sera, a firma di Virginia Piccolillo.

In merito all’inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte del pm, il Guardasigilli ricorda che essa esiste già per i reati minori, con la riforma approvata nel 2024. Ma è allo studio, annuncia il Ministro, una riforma dei mezzi di impugnazioni.

Prima però è necessaria l’approvazione, anche referendaria, della riforma costituzionale della separazione delle carriere, “perché intende attuare il processo accusatorio anglosassone”, e quindi “è prodromica a un codice di procedura penale dove sarà rivisto anche il sistema delle impugnazioni”.

Allegati