Carcere, quando il volontariato è una vocazione. Incontri con i protagonisti
29 Giugno 2025
Ogni sabato incontriamo persone rilevanti del terzo settore, donne e uomini che hanno creato lavoro e formazione per i detenuti, promosso la cultura come esercizio di libertà, sfidato ostacoli burocratici, combattuto pregiudizi e stereotipi. Tra passato e presente, attraverso queste figure, è possibile riscrivere la storia del mondo penitenziario dalla Riforma Gozzini a oggi.
Chiara Cacciani- Una valigia piena di sorrisi e ‘normalità’
Una nuova iniziativa per il carcere, mutuata da zone di guerra e di emergenze umanitarie, è quella proposta da Chiara Cacciani che, insieme alla figlia quindicenne Anna Federici, merita un posto tra i nuovi protagonisti dell’impegno in carcere, per creatività e per la scelta di affrontare con il gioco temi ostici, come stereotipi, solitudine e disagio.
Giornalista professionista parmigiana, con esperienza nelle redazioni della Gazzetta di Parma e di Huffpost Italia, Chiara Cacciani si occupa di tematiche di genere, violenza sulle donne e giustizia riparativa. Impegnata nel volontariato e nelle battaglie per il rispetto dei diritti sociali, ha avviato un progetto, attraverso la Fondazione Munus, che mette al centro il gioco e la solidarietà. “La valigia di Marco e Anna”, un vero e proprio bagaglio, dal contenuto ricco e personalizzato, a supporto di comunità che vivono situazioni drammatiche: popolazioni terremotate, scuole in carcere, reparti pediatrici degli ospedali, centri di accoglienza e antiviolenza, zone di guerra e campi per rifugiati.
Una valigia a più piani, come quelle utilizzate dalle estetiste, consegnata in tanti luoghi di solitudine e sofferenza. Quando è nata quest’idea?
L’origine del progetto “La valigia di Marco e Anna” è legata a mio marito Marco (Marco Federici giornalista della Gazzetta di Parma ndr) scomparso nel 2013 a causa di un incidente stradale, quando nostra figlia Anna aveva due anni. Mio marito è stato testimone di tanti scenari di guerra e emergenza, come il sisma in Abruzzo, e per questo motivo un’associazione di Protezione Civile di Parma gli ha intitolato il nome della sede nel 2011. In memoria di Marco, ho pensato, insieme a mia figlia Anna, a come poter parlare del suo impegno donando, a chi vive in condizioni di forte disagio, giochi capaci di portare un sorriso e un po’ di normalità. Così, da un qualcosa di brutto, è nata l’idea della valigia che ridà un senso e una seconda possibilità in situazioni d’emergenza.

Negli anni sono state consegnate circa una settantina di valigie in vari luoghi. Avete ricevuto sostegno dalla comunità e dalle imprese?
Per sostenere il progetto è attivo un fondo familiare omonimo gestito da Munus Fondazione di Comunità di Parma. Fondamentale nella creazione di ogni bagaglio ludico dal contenuto personalizzato, è stato Simone Serrao, ex educatore e proprietario del negozio Orso Ludo, da cui sono stati presi i giochi utilizzati finora.
Attraverso le donazioni della Barilla, abbiamo realizzato 10 valigie da destinare ai profughi di guerra al confine tra Polonia e Ungheria e l’avventura è proseguita ideando valigie per luoghi senza elettricità e in rifugi, come le zone alluvionate in Romagna o le zone dei Campi Flegrei.
Per le scuole in ospedale abbiamo privilegiato giochi da interno, facilmente igienizzabili e per pochi giocatori alla volta. Insomma, ogni valigia è una vera e propria opera di ingegno, personalizzata e pensata in base al contesto, riempita di 30 giochi di società evoluti con i tempi attuali.
Invece come è stata l’esperienza della consegna negli istituti penitenziari, coinvolgendo sua figlia minorenne in un contesto spesso etichettato e caratterizzato da narrazioni negative?
Abbiamo pensato che le scuole in carcere fossero quelle più invisibili: così abbiamo iniziato dalle carceri minorili di Bari, Pontremoli, Bologna, Treviso, Torino, Acireale e Catania, dove nel primo incontro si insegnano i giochi affinché gli operatori possano proseguire, attraverso la valigia, in occasioni di maggiore conoscenza e per far vivere un tempo diverso ai reclusi. Sono convinta che il gioco sia, a tutte le età, un’occasione per rafforzare le relazioni e per dare un senso a giornate forzatamente lente.
Per questo l’otto maggio siamo entrate per la prima volta in un istituto per adulti, quello di Genova Pontedecimo, e nel mese di giugno saremo in quello di Parma.
La giornata nella casa circondariale di Genova è stata un’esperienza arricchente anche per mia figlia quattordicenne, nonostante le ansie legate alla tipologia di giocatori: infatti la mattina è stata dedicata al reparto femminile e nel pomeriggio la valigia è stata consegnata al reparto dei sex offender. Ma il clima è stato di festa e di senso di comunità, grazie alla direttrice Paola Penco, all’area educativa, ai volontari, al professore universitario Renzo Repetti, agli operatori del servizio civile e alla Polizia Penitenziaria. Si sono alternati momenti divertenti e commoventi e mi piace pensare che questi giochi possano essere utilizzati nei momenti di colloquio con i figli, per favorire il mantenimento delle relazioni familiari.
Sarà dedicato anche uno speciale del Tg2 Dossier sulla potenza del gioco, con alcune riprese effettuate nel carcere di Genova Pontedecimo.
Sì, la troupe ha ripreso i momenti di gioco condiviso. Una detenuta ha scritto sul mio diario “è stata esperienza fuori dal normale” per definire la mattinata trascorsa insieme e conclusasi con un buffet offerto dalla Cooperativa ‘Un’altra storia’.
Credo che questo progetto possa essere replicato anche in altri istituti, portando con sé i valori della cooperazione, della pazienza e della sana competizione. Il gioco allena al rispetto delle regole e consente di evitare emozioni negative, come la rabbia e la tristezza, con la possibilità di autorizzare i detenuti a portare con sé in cella qualche gioco individuale.
Qual è stato il gioco che ha particolarmente coinvolto i detenuti?
Un gioco particolarmente apprezzato è stato quello che porta con sé gli stereotipi, con i volti umani da dover indovinare, un po’ come la teoria lombrosiana. Lo strumento del gioco, infatti, aumenta la creatività, pone alla pari e spezza le barriere, mettendo in discussione i propri ruoli.
Alcuni giochi verranno messi a disposizione degli insegnanti, per aiutare gli stranieri nell’apprendimento della lingua italiana ed approfondire la cultura generale. Un utile bagaglio per tutta la comunità carceraria e per il ritorno in società.
Viola Mancuso
Le puntate precedenti
16 giugno 2025 – Anna Protopapa
8 giugno 2025 – Michalis Traitsis
31 maggio 2025 – Daniela Ursino
25 maggio 2025 – Nicola Boscoletto