Standing ovation per Nordio: “Con riforma, dignità e libertà per i magistrati”

Il ministro Nordio risponde al Question time in Senato
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La riforma costituzionale della giustizia non è “un’umiliazione dei magistrati; sarà piuttosto un recupero della loro dignità e della loro libertà”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, conclude così il suo intervento al Senato, nel mezzo di una standing ovation, durante la discussione sul disegno di legge a sua firma.

Il Guardasigilli, nel corso della replica, ha cercato di rispondere a tutte le diverse critiche sollevate dai parlamentari. Uno degli obiettivi della riforma, dice il Ministro, è “riportare in un certo senso e nei limiti del possibile una equità e una dignità alla politica”.

Gli interventi della magistratura, sin dal 1993, hanno generato una “mutilazione della politica”. Non si è trattato, specifica Nordio, di un “intervento programmato e voluto” da parte delle toghe; piuttosto di un tentativo di “colmare un vuoto di potere nei confronti di una politica che aveva in un certo senso abdicato al suo ruolo”. Esemplare è l’uso strumentale dell’informazione di garanzia per spingere alle dimissioni; perché, aggiunge il Ministro, “era molto comodo eliminare l’avversario per via giudiziaria, quando non si riusciva ad eliminarlo per via politica; e di questo hanno approfittato un po’ tutti”.

Sull’assenza di dialogo nella fase preparatoria del testo della riforma, Nordio sottolinea che “non c’è mai stato, perché nessuno l’ha mai voluto”, sebbene fosse nel programma elettorale e fosse espressione di un Ministro della giustizia che credeva fortemente nelle modifiche costituzionali ora in discussione.

Nel merito, il Guardasigilli ribadisce che la separazione delle carriere “è consustanziale al processo accusatorio che è stato introdotto nel 1988 dal professor Giuliano Vassalli, ministro della giustizia, medaglia d’argento della Resistenza, non sospettabile di autoritarismi”. Essa inoltre vige in tutti i sistemi di common law, ma anche in Paesi europei di civil law come Germania, Spagna, Portogallo.

Da un punto di vista sistematico, inoltre, la stessa terzietà del giudice, sancita dall’art 111 della Costituzione, avrebbe imposto una separazione delle carriere. Proprio perché il giudice, aggiunge Nordio, “deve essere arbitro e non deve essere giocatore”.

Nel definire “un processo alle intenzioni” la critica che la riforma aprirebbe la strada a una futura sottoposizione del pm all’esecutivo, il Ministro sottolinea che “è scritto nella riforma che il pm rimane indipendente, esattamente com’era prima”, e che qualsiasi modifica contraria “sarebbe una prerogativa del prossimo Parlamento”.

Sul sorteggio dei membri dell’Alta corte disciplinare, chiamata a giudicare le condotte dei magistrati, il Guardasigilli sottolinea che la scelta a sorte esiste già nel sistema italiano: in Corte d’assise, e nella Corte costituzionale quando è chiamata a giudicare sui reati presidenziali. Il sorteggio non ha quindi “nulla di illogico o di incostituzionale, né di irriverente”, dice il Ministro; tanto più che, prosegue, “il sorteggio non è effettuato tra gli ignari passanti della strada, ma nell’ambito di un canestro di persone qualificatissime”.

Quanto alle attuali prerogative del Csm – dopo la riforma il Consiglio sarà sdoppiato, uno per la magistratura giudicante, l’altro per la requirente – il Guardasigilli ricorda che “il nostro è l’unico Paese al mondo in cui il pubblico accusatore giudica il giudice che dovrebbe essere terzo e imparziale”.

La magistratura per il Ministro è sì “indipendente, e deve restarlo, dal potere politico, dall’esecutivo, ma non è affatto indipendente da se stessa”. Con la riforma, l’auspicio di Nordio è attenuare il potere delle correnti, che tanti scandali hanno generato nella magistratura, “vincolata da tutta questa matassa ingarbugliata”.