Biennale Cinema, Servillo nel carcere di Santa Maria Maggiore
29 Agosto 2025
La Biennale punta i riflettori su Santa Maria Maggiore con un altro evento speciale. Questa mattina, Toni Servillo ha incontrato i detenuti e il personale della casa circondariale lagunare. Prosegue così la collaborazione tra gli istituti di Venezia, con il sostegno e l’impegno della direzione, e la Mostra internazionale d’arte cinematografica.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito di “Passi Sospesi”, il progetto teatrale curato dal regista Michalis Traitsis, fondatore di Balamòs teatro. Un ponte che rende possibile l’incontro tra il mondo del cinema e la popolazione detenuta.
Servillo è al Lido di Venezia con il film “La Grazia” di Paolo Sorrentino, che ha aperto ufficialmente l’82ª edizione della Biennale Cinema.

“Il carcere è, in fondo, un luogo di attesa” ha detto l’attore durante l’incontro; “lo raccontavo già nel film ‘Ariaferma’, che molti detenuti hanno visto: un tempo sospeso che rischia di svuotarsi, ma che deve invece essere dotato di significato per restituire valore alla vita. Solo così diventa possibile affrontare un percorso di rinascita”.
Interprete dell’agente penitenziario Gaetano Gargiulo nella pellicola di Leonardo Di Costanzo (2021), Servillo ha affrontato con i detenuti i temi della reclusione e del trattamento come possibilità di trasformazione e rinascita.
La visita dell’attore è “un momento di grande valore” per Enrico Farina, direttore di Santa Maria Maggiore. Arte e cultura, ha sottolineato, “hanno il potere di abbattere le barriere, di aprire spazi di riflessione e di restituire dignità anche nei contesti più fragili. La collaborazione con la Biennale e con le realtà artistiche del territorio ci permette di rendere il carcere un luogo vivo, partecipe della città, capace di generare inclusione e nuove prospettive”.

All’incontro è intervenuto Pietrangelo Buttafuoco. Il presidente della Biennale ha evidenziato l’“esperienza preziosa” della sinergia ormai consolidata tra la Mostra e gli istituti penitenziari. “Attraverso l’arte e la cultura, ma anche con le opportunità lavorative che si stanno creando – ha proseguito Buttafuoco -, i detenuti possono trovare nuove vie di espressione e di riscatto. È un percorso che unisce memoria, dignità e futuro”.
Di carcere come “contenitore di grande sensibilità e intelligenza” ha parlato il regista Michalis Traitsis: “un luogo che, se messo in relazione con l’arte, sa restituire emozioni, riflessioni e nuove possibilità di crescita”.
A maggio scorso, a far visita ai detenuti del carcere veneziano era stato l’attore Willem Dafoe, in veste di presidente della Biennale Teatro. Uno dei tanti incontri che rendono Santa Maria Maggiore un luogo di scambio culturale riconosciuto a livello internazionale.

Nella casa circondariale si sta lavorando all’allestimento di un nuovo spazio dedicato alle attività culturali e territoriali. Si tratta di un laboratorio permanente in cui cinema, teatro e arti visive diventino strumenti di espressione e inclusione. Servillo, come già Pupi Avati e Willem Dafoe, ha promesso di tornare per realizzare un laboratorio teatrale con i detenuti.
Il percorso avviato con la Biennale di Venezia, grazie anche al sostegno di una rete di partner (tra cui il Coordinamento nazionale di teatro in carcere, l’International Network for Theatre in Prison, il Teatro Stabile del Veneto, la Fondazione di Venezia), rappresenta oggi un modello di dialogo culturale tra istituzioni, comunità e realtà penitenziarie.