Carceri, quando il volontariato è una vocazione: incontri con i protagonisti

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Ogni sabato incontriamo persone rilevanti del terzo settore, donne e uomini che hanno creato lavoro e formazione per i detenuti, promosso la cultura come esercizio di libertà, sfidato ostacoli burocratici, combattuto pregiudizi e stereotipi. Tra passato e presente, attraverso queste figure, è possibile riscrivere la storia del mondo penitenziario dalla Riforma Gozzini a oggi.

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Lazzarelle” è una cooperativa composta esclusivamente da donne. Attiva all’interno prima del carcere femminile di Pozzuoli e a breve in quello di Secondigliano, produce caffè artigianale, seguendo l’antica tradizione napoletana ed eroga vari servizi. In questo progetto di inclusione sociale coinvolge le donne detenute con tassi di partecipazione alle attività superiori al 70%. Imma Carpiniello, una delle tre fondatrici della cooperativa, intervistata da gNews racconta la sua esperienza.

 

Come è nata l’idea di Lazzarelle?

Dall’idea di creare una cooperativa per le donne detenute, dando opportunità concrete di inclusione in un contesto di provenienza fatto di marginalità sociale. Abbiamo pensato: cosa possiamo produrre? E stando a Napoli, culla italiana dell’arte del caffè, è venuto naturale il collegamento con l’attività di torrefazione, unendo un po’ la nostra cultura con il mondo dei piccoli coltivatori del mercato equo e solidale, dal quale ci riforniamo di chicchi di caffè verdi.

Da dove viene il nome della cooperativa “Lazzarelle”?

“Lazzarelle” è un termine del dialetto napoletano, che significa bambina irriverente, dispettosa. Il nome è stato scelto insieme alle prime donne coinvolte nel progetto, perché si sentivano rappresentate da questa immagine.

Quanto è stato difficile iniziare questo progetto all’interno dell’istituto di Pozzuoli nel 2010?

Ci siamo trovate benissimo nel carcere di Pozzuoli. Abbiamo registrato un buon clima e si lavorava bene. All’inizio abbiamo riscontrato un po’ di diffidenza nella popolazione carceraria, poi con il passare del tempo si è dissipata. A livello istituzionale hanno subito accolto l’idea e ci hanno appoggiato entusiasticamente. L’area educativa, in particolare, ci ha supportato nelle selezione delle detenute e poi per il passaggio delle materie prime in entrata e delle merci in uscita; abbiamo trovato grande collaborazione anche con gli agenti della Polizia penitenziaria. Tutto ciò è stato basilare per la buona riuscita del progetto. Purtroppo da maggio 2024 il carcere femminile di Pozzuoli è stato chiuso definitivamente a causa dei danni subiti a seguito delle scosse di terremoto del bradisismo nei Campi Flegrei. Le detenute sono state trasferite in altre strutture, come nel carcere di Secondigliano. Siamo in attesa che i macchinari vengano trasferiti nel carcere di Secondigliano per poter riprendere l’attività di torrefazione, mentre le altre attività che sono svolte fuori dall’istituto stanno andando avanti.

Quali altre attività oltre la torrefazione gestite con la cooperativa?

Gestiamo un bistrot, un servizio di cleaning, di catering e di produzione di piccoli manufatti come le bomboniere, che coinvolge le donne detenute, che hanno il permesso di svolgere attività esterne.

Qual è il grado di partecipazione della popolazione detenuta a queste attività?

Stimiamo un’adesione superiore al 70%, che porta ad una recidiva bassissima, che per noi è del 5%, contando anche chi rientra nel circuito carcerario a causa di carichi pendenti precedenti.

Nella vostra esperienza, ormai quindicennale, le persone che si succedono nella cooperativa, quando escono dal circuito carcerario, che cosa si portano via?

A chi esce ovviamente la libertà cambia tanto, però molte donne lamentano la difficoltà di riprendere in mano la loro vita e la difficoltà di trovare la loro collocazione nella società. L’esperienza con noi le aiuta in questo e il ritorno che ci danno è positivo. Escono e tendono a trovare impieghi regolari e non legati al loro passato. Con molte di queste persone siamo rimaste in contatto e i rapporti sono rimasti cordiali. A volte ci hanno richiamato per avere supporto in periodi duri o per trovare lavoro e noi le aiutiamo molto volentieri.

Pensate di poter estendere ad altri carceri questo modello virtuoso?

Speriamo che possa essere un modello per altri istituti, però per il momento non ci sono progetti, che vadano oltre a Secondigliano. Ci stiamo concentrando sull’approfondimento delle attività, che già gestiamo.

Chi sono clienti della cooperativa?

Il servizio catering ha molto successo con il mondo universitario, ci chiamano per il catering dei convegni. Il servizio di cleaning è attivo con B&B e case vacanze. Va molto bene anche il sito internet della cooperativa, che propone la vendita di prodotti, sia legati alla torrefazione che alla piccola manifattura, e notiamo che ordinano sia il singolo, che gruppi di acquisto, ma anche botteghe e piccoli ristoranti. Sono tutti progetti che si alimentano a vicenda con il passaparola tra i clienti, che provano un servizio o un prodotto.