“Ridere non conosce confini”: lo yoga della risata in carcere
13 Ottobre 2025
Una pratica innovativa, che mira a portare benessere alle persone, coniugando aspetti dello yoga classico, come la respirazione e la recitazione di un mantra, ed esercizi e giochi di gruppo, anche tratti dal teatro, è stata introdotta, come attività trattamentale, nella Seconda Casa di Reclusione di Bollate. È un vero e proprio movimento, quello dello yoga della risata, che punta ad alleviare il malessere fisico e mentale, costruendo una sorta di allenamento al ridere.
Angelo Andrea Ciccognani, che cura la disciplina nel carcere di Milano, spiega ad Ilaria Dioguardi, per la rivista Ristretti Orizzonti, che “si parte da una risata finta, recitata”. Poiché il nostro organismo non coglie “la differenza tra una risata vera, spontanea, e una autoindotta”, continua il formatore, la risata artificiale produce un “cocktail della felicità”, che aiuta a sentirsi meglio. “Ma la risata è contagiosa, alla fine diventa vera”, precisa. L’esperienza, sostenuta dal funzionario giuridico pedagogico Simona Gallo, è cominciata a maggio di quest’anno, con quattro sessioni, una a settimana, in gruppi di circa dieci persone. “Sono stupende le restituzioni da parte dei partecipanti alla fine di ogni incontro”, continua l’insegnante. “Una persona mi ha detto: «per un’ora dimentico dove sono»”.
Il successo del primo ciclo ha fatto sì che le sessioni proseguissero fino ai primi di luglio e riprendessero ad ottobre, con un numero maggiore di utenti, arrivati, oggi, a diciotto. Dopo le prime sedute, “i partecipanti hanno detto che sarebbe stato bello continuare e siamo riusciti ad andare avanti”, racconta Ciccognani. Come chiarisce a Gnews Simona Gallo, il progetto è nato nell’ambito di un’iniziativa più ampia, relativa alla creazione di gruppi di consapevolezza. Inizialmente gli operatori hanno provveduto a selezionare i detenuti più adatti all’attività, lasciando che col tempo fossero gli utenti stessi a proporsi come partecipanti. La funzionaria dichiara che, se il successo dell’iniziativa dovesse perdurare, come crede, proporrà al direttore dell’istituto, Giorgio Leggieri, di trasformare le autorizzazioni temporanee, attivate finora, in un percorso strutturato di lunga durata.
Evadere spiritualmente dallo spazio in cui si è ristretti è l’emozione provata anche dai detenuti della Casa Circondariale Raffaele Cinotti, il Nuovo Complesso di Rebibbia, detenuti che hanno partecipato, alcuni anni fa, alle sessioni di yoga della risata tenute da Cinzia Perrotta. Grazie alla VIC Onlus, associazione di volontariato in carcere, la formatrice, come racconta a Gnews, ha condotto il progetto Ridere è una cosa seria, che ha preso il via nel giugno 2016 ed è proseguito per più di due anni, con il sostegno del funzionario giuridico pedagogico Deborak Moccia. “Testimoniare quello che accade non è facile, dovreste vedere i volti, i sorrisi e gli sguardi dei detenuti che hanno aderito, per farvi meglio un’idea”, dichiara la giovane volontaria nel sito di Lara Lucaccioni, principale riferimento italiano di questa disciplina e uno dei maggiori rappresentanti al mondo. Il Club delle Risate, nato in quel carcere, ha significato, continua l’insegnante, dimenticare per qualche ora le cose ben visibili nella vita di tutti i giorni”, consentendo il contatto umano, facendo cadere, almeno temporaneamente, le “maschere dure e aggressive”, e favorendo “rapporti diretti, non mediati”. In un luogo in cui i conflitti sono molto frequenti, a causa dello stato di costrizione e della convivenza forzata nelle celle, le persone hanno la possibilità di imparare a rispettare il compagno e di solidarizzare con lui, apprezzando negli altri “le qualità che aspettavano di essere notate, riconosciute e valorizzate”, dice ancora la giovane formatrice.
Come racconta a Gnews Vanessa Postacchini, addetta stampa, insieme a Barbara Valla, dell’Istituto italiano dello yoga della risata, si è trattato di un progetto che ha favorito un’immagine del carcere come “istituzione per la sicurezza e la rieducazione, e non per la sofferenza”.
Anche Ciccognani, raccontando a Ristretti orizzonti la sua esperienza di volontario nell’istituto penitenziario di Milano, sottolinea come i detenuti valutino positivamente lo spirito di gruppo che viene a crearsi: “«È bello perché stiamo insieme in un altro modo, ci conosciamo di più. Si crea una confidenza, un legame più forte», mi dicono molti”. Nell’apprendimento ognuno ha la propria andatura, il proprio ritmo, una sua personalità. Ciccognani sottolinea come nel gruppo ci siano persone che si abbandonano più facilmente e altre che sono più contenute. “C’è chi ride di più e chi di meno, ma il ridere è una pratica: più rido e più imparo a ridere”, dice il formatore. E ridere produce benessere, è salutare. “Non ridiamo perché siamo felici, siamo felici perché ridiamo”, sosteneva lo psicologo William James, citato come fondamento della filosofia dello yoga della risata e ricordato dalla stessa formatrice di Rebibbia. Alla base di questo metodo vi è un approccio olistico, incentrato sulla connessione tra mente e corpo, punto di partenza per la crescita personale e la condivisione costruttiva.
Dietro a queste iniziative nelle carceri vi è la solidità dell’Istituto italiano dello yoga della risata – guidato da Lara Lucaccioni, Matteo Ficara, e da un comitato di esperti – come anche l’entusiasmo dei suoi membri. La valenza socializzante e inclusiva della pratica negli istituti penitenziari sarà testimoniata dal volontario di Bollate, con la narrazione della sua esperienza nel carcere, durante il quinto Congresso di yoga della risata, che si terrà a Peschiera del Garda dal 24 al 26 ottobre p.v.
Il proposito dell’associazione, come racconta ancora a Gnews Vanessa Postacchini, “è diffondere lo yoga della risata in ogni contesto in cui possa essere d’aiuto come supporto terapeutico complementare”. Non stupisce, allora, che l’educatrice penitenziaria Simona Gallo aspiri a far sì che Ciccognani divenga una presenza costante nell’ istituto di Bollate, in accordo all’articolo 17 dell’ordinamento penitenziario, che prevede, appunto, la “partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa”.
Il creatore dello yoga della risata nel mondo, Madan Kataria, che, con un esiguo numero di seguaci, nel 1995 iniziò, a Mumbai, la sperimentazione della nuova disciplina, afferma che “ridere non conosce confini, non fa distinzioni di razza, credo religioso o colore, ed è un linguaggio universale che può unificare il mondo”.