A Pavia fiorisce l’orto dei miracoli
17 Ottobre 2025
È passato poco più di un anno da quando, all’interno della Casa circondariale di Pavia, è iniziata un’esperienza di orto-coltura molto desiderata. All’interno dell’istituto infatti erano presenti tanti spazi verdi ancora incolti e più volte è nato il desiderio di immaginare uno spazio verde: un orto, un giardino, magari tutti e due, dove le persone detenute potessero, con le loro mani e la loro fantasia, coltivare qualcosa.
Così, dove c’era solo un terreno incolto e piuttosto disarmonico, sono partiti i lavori di spianamento e la prima grossa bonifica, a cui è seguita la delimitazione dello spazio con una recinzione. Fondamentale è stato il lavoro coordinato dall’assistente coordinatore di Polizia penitenziaria Enzo Di Tota con la sua squadra di persone detenute ammesse a lavorare all’esterno, bravi giardinieri carichi di passione e forza, sotto l’occhio vigile di don Dario Crotti, il cappellano-agronomo.
Grazie ad alcuni contributi raccolti dalle offerte della sartoria “A filo Libero” interna all’istituto, è stato acquistato il primo materiale di coltivazione e anche una bella casetta dove poter sistemare il materiale necessario per coltivare l’orto. Alcuni incontri di sensibilizzazione con il territorio hanno permesso di recuperare zappe, vanghe, rastrelli, carriole, innaffiatoi e favorito un dialogo sempre più aperto tra il carcere, la città e la diocesi di Pavia, con tanti cittadini che hanno fornito successivamente piantine e sementi.
Poi, nell’ottobre dello scorso anno, i primi lavori di coltivazione: vangatura, concimazione, le prime semine e il trapianto delle piantine a semina autunnale, fave, spinaci, carciofi, piselli. Con loro anche alcune piante di viole invernali, per rendere lo spazio accogliente come un vero orto-giardino: un luogo che potesse essere anche di incontro con la bellezza per chi vi lavorava, per i volontari e per tutti coloro che attraversavano quell’area dell’istituto.

Con la primavera è nato di tutto: insalate, cipolle, pomodori, zucchine, melanzane, peperoncino piccante, prezzemolo, basilico, verze, zucche e una quantità di bellissime erbe aromatiche. Colori e profumi della natura che hanno richiamato alla mente orizzonti differenti di importante benessere.
“Ho baciato le terra, ho guardato il cielo azzurro, ho respirato profumi nuovi, io qui mi sento bene”, hanno detto Josè, Alessandro, Daniele, Manuel, Rigen, i cinque detenuti che dal lunedì al venerdì lavorano in quello spazio di terra. La volontà nel prendersi cura dell’orto e la gioia nel vedere la bellezza dei frutti raccolti è certamente un valore che si aggiunge a quanto viene prodotto.

Con il tempo, per prevenire il propagarsi di erbe infestanti, anche lo spazio circostante è stato coltivato con prato e fiori. All’ingresso e lungo i lati del perimetro sono stati piantati gelsomini che hanno reso la recinzione piena di verde. E per unire allo spazio di lavoro anche uno spazio di cultura, sono stati affissi pannelli con scritte legate alla cura della natura: il Seminatore di Van Gogh, il Piccolo Principe (attorno alle rose), l’uomo che piantava alberi, l’Infinito di Leopardi, l’“uscimmo a riveder le stelle” di Dante.
Oggi il personale di Polizia penitenziaria, quello educativo, le mediatrici e i familiari delle persone detenute si soffermano spesso ad ammirare e godere di questa oasi di pace e bellezza. Nato dove una volta non c’era nulla, solo terra e sassi.
“Quando è arrivata la notizia del concorso ci è parso subito un dovere partecipare: far conoscere tanta bellezza e tanto impegno in una realtà difficile e insolita come quella del carcere. All’iscrizione ha pensato don Dario, ai bellissimi scatti una fotografa professionista come Marcella Milani e a rendere l’orto-giardino sempre più bello le persone detenute”. Così ci dice Stefania Mussio, la direttrice dell’istituto.

Il concorso ‘Orto Bello’, indetto dal Comune di Pavia, ha visto la partecipazione di moltissimi orti del pavese, coltivati soprattutto da cittadini privati. “Il nostro orto-giardino è salito sul podio”, ricorda emozionata la direttrice. “Un terzo posto che ha premiato la sua bellezza estetica e il contesto in cui è cresciuto, che era un indice di valore per qualificare gli orti. Inaspettato, poi, il primo posto nel ‘Premio social’, per avere ottenuto la nostra fotografia i like più numerosi. ‘Coltiviamo Speranza’ – conclude Mussio – è il nostro motto: seminare la speranza di vedere rinascere, nel ciclo delle stagioni, in ogni tempo e in ogni luogo, la dignità anche in chi è inciampato in terreni incolti e aridi. È una prima tappa. Siamo pronti per l’anno prossimo a recuperare acque piovane e a predisporre un impianto di irrigazione ecosostenibile, immaginando qualche panchina, una tettoia e un luogo di contemplazione e lettura davanti… sì, a pomodori, zucchine e profumi aromatici!”.