Aperte le Porte giubilari nel carcere di Treviso

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Il Giubileo dei detenuti per il carcere di Santa Bona è iniziato ieri 19 ottobre alla presenza del vescovo trevigiano Michele Tomasi. Ma aveva avuto la sua genesi già qualche tempo prima, all’inizio del 2025, quando era intercorso uno scambio di lettere tra il vescovo e alcuni detenuti, il cui leitmotive è stato “Abbiate la forza di ricominciare”.  Nella casa circondariale di Treviso si sono riuniti per l’occasione insieme a detenuti e personale anche famiglie, volontari e giovani delle parrocchie della diocesi.

L’onore di aprire le Porte del Giubileo è toccato al direttore del carcere Alberto Quagliotto insieme a tutto il personale della casa circondariale. E a ciascuna delle tre porte é stato attribuito un significato simbolico: la prima, per chi inizia a scontare la pena; la seconda, perché la vita in carcere sia resa più lieve dalle relazioni che si instaurano; la terza, infine, é la porta che si chiude alle spalle colui che esce dal circuito carcerario.

C’è stato anche spazio per le testimonianze delle persone detenute. Toccanti, tre le altre, le parole di un detenuto che ha raccontato il suo percorso di vita, fatto di cadute e tentativi di rialzarsi. Racconto che si è concluso con la speranza, che la propria vita possa continuare una volta attraversate definitivamente le porte del carcere di Santa Bona.

Il vescovo Tomasi, coadiuvato dai cappellani del carcere e dell’istituto minorile, don Pietro Zardo e don Otello Bisetto, ha presieduto al rito dell’apertura delle tre Porte alla presenza anche del sindaco di Treviso, Mario Conte e del vicequestore Domenico Demaio e, a chiusura della celebrazione, ha invitato a mantenere “umanità, soprattutto nell’accoglienza di chi esce, nel dare una nuova possibilità, nuovi spazi, ad aprire le braccia perché nessuno possa sentirsi abbandonato”.