‘Rebibbia, la Città Invisibile’ al teatro Olimpico

Rebibbia, la città invisibile - Olimpico 2025 (foto Ministero giustizia - Viola Mancuso)
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Questa mattina il Teatro Olimpico ha ospitato lo spettacolo multimediale “Rebibbia: la Città invisibile”, presentato alla Festa del Cinema di Roma come evento inaugurale del Rebibbia Cinema Festival 2025.  Lo spettacolo verrà infatti replicato il 10 marzo 2026 all’Auditorium Parco della Musica  durante la programmazione serale.

Il progetto, vincitore dell’avviso pubblico “Roma Creativa365. Cultura tutto l’anno” in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, costituisce il frutto della collaborazione tra il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il ministero della Cultura – direzione generale Spettacolo dal vivo, la Regione Lazio e l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

La manifestazione nasce dai laboratori di teatro in carcere di Laura Andreini, Francesca Di Giuseppe (che di questo spettacolo sono le registe) e Fabio Cavalli che in 23 anni hanno ospitato circa 100mila esterni alle rappresentazioni teatrali del Teatro libero di Rebibbia.

Rebibbia, la città invisibile - Olimpico 2025 (foto Ministero giustizia - Viola Mancuso)
Rebibbia, la città invisibile – Olimpico 2025 (foto Ministero giustizia – Viola Mancuso)

Fabio Cavalli, il produttore dello spettacolo, dopo i saluti alla direttrice di Rebibbia Nuovo Complesso, Donata Iannantuono, ha voluto ringraziare gli agenti della Polizia Penitenziaria e l’Area educativa, binomio indispensabile per garantire attività come queste. Il direttore della Fondazione Cinema di Roma, Francesca Via, ha sottolineato il coinvolgimento di quattro carceri nell’ambito della kermesse e la presenza di diversi istituti superiori romani, di università e di studenti del Centro provinciale d’istruzione per adulti. Oltre ai numerosi studenti, nel pubblico erano presenti gli assessori del IV Municipio, il presidente del tribunale di sorveglianza di Roma, Marina Finiti, il mondo del volontariato penitenziario e i Garanti delle persone private della libertà.

Lo spettacolo, mescolando teatro e cinema di animazione, si ispira all’opera di Italo Calvino in occasione del 40°anniversario della scomparsa del grande scrittore. Viene narrata la storia di un Ulisse contemporaneo che attraversa tanti approdi di città invisibili, prima di rientrare a Itaca. Le città invisibili di Calvino sono città immaginarie e misteriose, metafore dei vari passaggi della vita.

Sul palco si sono esibiti i veterani del Teatro libero di Rebibbia: detenuti, ex detenuti e agenti della Polizia Penitenziaria del reparto G8. Insieme a loro, attraverso proiezioni di immagini, prendono voce anche coloro che stanno ancora scontando la propria pena, raccontando di una città visibile che vive affianco a noi che è quella di Rebibbia dove convive, in maniera forzata, una comunità di persone con storie, ricordi e sogni di gioventù spezzate.

Rebibbia, la città invisibile - Olimpico 2025 (foto Ministero giustizia - Viola Mancuso)
Rebibbia, la città invisibile – Olimpico 2025 (foto Ministero giustizia – Viola Mancuso)

I protagonisti della città invisibile intraprendono un viaggio nei luoghi della loro memoria infantile: il pranzo domenicale dai nonni a Napoli, l’adolescenza trascorsa nella periferia di Santa Palomba con l’emozione della prima gita al Colosseo e poi ancora ragazzi che a vent’anni erano già scappati dalle guerre o avevano vissuto negli stabili occupati di Ostia. Ripercorrono il momento del primo ingresso in carcere con gli ultimi abbracci ai familiari, rielaborano ricordi malinconici e rapporti conflittuali con i genitori, si sorride raccontando la nascita del primo figlio come una giornata ricca di vicissitudini e ci si commuove di fronte a esperienze drammatiche come la perdita di un parente o l’infanzia trascorsa tra case-famiglia e visite in carcere. Tra momenti di gioco e di convivialità, il tempo detentivo trascorre con numerose difficoltà, soprattutto quando arriva il momento di uscire dal carcere e recuperare gli affetti perduti. In questo contesto, arte e poesia diventano strumenti di salvezza: aiutano a comprendere che la casa non è un luogo fisico da raggiungere, ma una condizione mentale da riconoscere e costruire a poco a poco.

A fine spettacolo ha preso la parola il Garante nazionale delle persone private della libertà, Irma Conti che ha sottolineato come il teatro sia “la prova del ponte tra il dentro e il fuori”.

Sul palco sono stati consegnati fiori a una delle attrici, l’Ispettore Capo Cinzia Silvano e alla madre di un detenuto, protagonista dei filmati: il loro dolce abbraccio racchiude il significato della giornata. Il deputato Raffaele Bruno, presente in sala,  commosso nel vedere i tanti studenti presenti fra il pubblico, ha commentato: “Sono proprio loro a dover cogliere l’umanità che vive negli istituti penitenziari, ricordando che nelle lacrime versate oggi siamo tutti quanti uguali”.

Con la speranza che “questa attività non sia un’eccezione, ma sia previsto un teatro in ogni carcere”, anche il presidente della VII Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, ha ribadito come la pratica teatrale costituisca “uno strumento di rinascita che libera le menti e trasforma le emozioni”, concludendo con l’augurio, mutuato dallo scrittore Rilke: “Il futuro entra in noi molto prima che accada”.

Viola Mancuso

 

Produzione di Fabio Cavalli per Associazione Ottava Arte con il Patrocinio del Presidente della Commissione Cultura della Camera;

Regia di Laura Andreini e Francesca Di Giuseppe;

Attori: Juan Dario Bonetti, Giacomo Silvano, Marcello Lupo, Leonardo Ligorio e Maurizio Montepaone;

Con la partecipazione straordinaria di Alessandro Marverti e dell’Ispettore Capo della Polizia Penitenziaria Cinzia Silvano;

Videoriprese di Paolo Modugno;

Animazioni di Alessandro De Nino.