La Polizia penitenziaria, tra tradizione e innovazione

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La Polizia penitenziaria, “nel solco della tradizione, lo slancio dell’innovazione”. Un panel dedicato al Corpo che ha chiuso la prima giornata del Salone della Giustizia al Tecnopolo di Roma.

Al dibattito, moderato dalla vicedirettrice di Rainews 24 Cristina Prezioso, ha partecipato Andrea Delmastro Delle Vedove. L’agente “è il primo garante dei detenuti”, ha evidenziato il Sottosegretario; “la polizia penitenziaria – ha aggiunto – è l’unico corpo che deve garantire fermezza e umanità”.

Delmastro ha ricordato l’assunzione di 10.700 nuovi agenti, l’aumento delle attività formative per il Corpo, l’acquisto di strumenti per la sicurezza degli istituti.

Polizia Penitenziaria: un Corpo, tanti volti, 208 anni

Di quanto è stato fatto ha parlato anche il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ospite del panel. Uno sforzo del governo che Stefano Carmine De Michele ha definito “ciclopico”, sia in risorse che in acquisti mirati, per garantire quella sicurezza necessaria affinché, ha aggiunto, “si possa poi parlare di trattamento”.

Spazio poi al triste fenomeno dei suicidi negli istituti, “attenzionatissimo dal Dipartimento”, ha detto il capo Dap, “con linee guida e formazione del personale”. De Michele ha ricordato che molto spesso sono proprio gli agenti a sventare i gesti estremi.

L’umanità della Penitenziaria è stata al centro dell’intervento del vicedirettore generale del personale del Dap, Augusto Zaccariello: Il Corpo, infatti, “salvaguarda l’incolumità del detenuto considerato debole, e lo difende dalla sopraffazione”, ha sottolineato.

All’evento è intervenuto anche il cappellano della casa di reclusione di Fermo, Armando Trasarti, che ha posto l’accento sull’importanza della formazione, perchè “la divisa non tutela l’umano, bisogna avere l’umano che dà valore alla divisa”.

Il panel è stato anche l’occasione per parlare delle specialità della Polizia penitenziaria. Dalla Sala situazioni, che da 23 anni garantisce un flusso costante di comunicazioni sugli eventi critici nei 189 penitenziari. “Non perché debba essere controllato ciò che accade in carcere, ma perché il Dipartimento è vicino agli uomini e alle donne del Corpo”, ha detto la direttrice, Marta Bianco.

Spazio poi alle attività del Gruppo di intervento operativo con il responsabile di squadra; del Nucleo investigativo centrale, con il direttore Ezio Giacalone; del Laboratorio centrale per la banca dati nazionale del dna, con la direttrice Daniela Caputo.