Riforma giustizia, Nordio: “È una vittoria dedicata alla democrazia”
30 Ottobre 2025
“Ringrazio il Parlamento e tutti i colleghi, a iniziare da quelli dell’opposizione, questa è la regola della democrazia. La maggioranza è stata ottima. La separazione delle carriere era una risoluzione nel programma di governo”. Queste le prime parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, subito dopo l’approvazione definitiva della riforma costituzionale della giustizia.
Con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti, l’aula del Senato ha dato il via libera definitivo al testo sulla separazione delle carriere dei magistrati, che va a modificare il Titolo V della Costituzione.
“Il prossimo step sarà il referendum – ha proseguito il Guardasigilli – e mi auguro che venga mantenuto in termini pacati, razionali e non politicizzati, nell’interesse della politica e soprattutto della magistratura, alla quale mi sento ancora di appartenere”.

L’iter parlamentare di una legge costituzionale prevede che il testo invariato passi per una doppia approvazione per ogni ramo del Parlamento. E così é stato: in prima lettura alla Camera, viene approvato il 16 gennaio 2025, passa in prima lettura al Senato, da dove esce il 22 luglio 2025. Subito dopo l’estate approda nuovamente alla Camera per la seconda lettura, e restituito al Senato il 18 settembre per l’ultima e definitiva approvazione che si è avuta oggi poco dopo le 12, dopo le dichiarazioni di voto dei gruppi di maggioranza e opposizione.
“Mi è dispiaciuto – ha commentato Nordio, risalendo con la memoria al dibattito di questi mesi dentro e fuori le aule parlamentari – che si continuasse a rievocare una mia firma contro la separazione delle carriere, datata più di trent’anni fa, quando noi eravamo sotto attacco della politica, perché conducevo le indagini su Tangentopoli. Ma da trent’anni scrivo sulla separazione delle carriere e la necessità della riforma del Csm mediante sorteggio. Ci sono i libri che parlano”.
Separazione carriere, Nordio alla Camera: “Riforma nei miei libri”
Nordio non ha negato che vi possano essere perplessità, così come evidenziano le obiezioni avanzate dal fronte del no, ma auspicando il confronto ha precisato che “saremo in fase, passato il referendum e presumibilmente in modo favorevole, di leggi attuative che possono e secondo me devono essere fatte con il concorso maggiore possibile”.
Il risultato ottenuto oggi per il Ministro deve essere dedicato “alla democrazia, a una idea liberale della giustizia ma soprattutto alla coerenza, perché una volta introdotto il processo accusatorio voluto da Giuliano Vassalli, come lui stesso aveva detto, era inevitabile una riforma del genere. In tutti i Paesi dove esiste il processo accusatorio anglosassone, le carriere sono separate e anche in quelli non solo di common law, ma anche di civil law, come in tutta Europa e in tutto il mondo, le carriere sono separate”.
Alla richiesta della stampa se avesse intenzione di spendersi in prima persona per il referendum ha confermato la sua disponibilità: “Credo molto in questa riforma”.