Nordio: “Slogan falsi su separazione carriere, Csm, Alta Corte disciplinare”

Senato approvazione finale (foto Ministero della giustizia)
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“Slogan senza alcun fondamento” contro la riforma costituzionale che porta la sua firma ed é appena passata in Parlamento, ne ha sentiti tanti e li demolisce uno dopo l’altro “perché dopo quarant’anni in magistratura possono ingannare tutti ma non me”.

Ermes Antonucci per il Foglio lo intervista, mentre Carlo Nordio, ministro della Giustizia, inizia a pregustare il pranzo del giorno dopo con famiglia e amici in quel di Treviso. Si festeggia.

Ma nel frattempo mette in fila proprio quegli slogan che per mesi hanno attraversato l’agone politico e sociale. Innanzitutto che la magistratura verrà assoggettata al potere politico: “E’ sufficiente leggere il testo costituzionale per capire che la magistratura mantiene intatta la sua autonomia e indipendenza e che non vi é nessuna interferenza del potere politico” inizia a precisare Nordio. “Certo, se poi si vuole fare il processo alle intenzioni…”. Intanto, fa l’elenco dei motivi.

La separazione delle carriere – “che poco ha a che vedere con il transito da una funzione all’altra” sottolinea -; l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, che “rende realmente indipendente la magistratura da sé stessa e dalla sua giustizia domestica”; il sorteggio, che “libera i magistrati dalle ipoteche delle loro correnti che ne condizionano la vita”, dall’abbraccio mortale del do ut des.

E ora il referendum, in cui il Ministro ha già detto che si impegnerà, “compatibilmente con gli impegni di governo”, e girerà per dibattere della riforma. “Ma se il referendum andrà male e vincerà il No, si dimetterà?” chiede Antonucci. Nordio non sembra avere dubbi: “Se la riforma non venisse approvata resterei sicuramente deluso, ma non metterei in difficoltà il Governo con le mie dimissioni. Questo referendum non ha e non deve avere un significato politico… In caso di sconfitta non cambierebbe nulla, salvo ovviamente il mio rammarico personale”.

Intanto il Ministro torna al pranzo che lo aspetta e ai 1200 agnolotti, chiusi “con le proprie mani”.