Nordio alla 7^ Conferenza nazionale sulle dipendenze

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Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha partecipato alla Conferenza nazionale sulle dipendenze, in corso al centro congressi Auditorium della tecnica di Roma.

L’evento è organizzato dal Dipartimento politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diretto dal sottosegretario Alfredo Mantovano.

Il Guardasigilli ha illustrato la parte di propria competenza, approfondendo il tema della detenzione differenziata per i detenuti tossicodipendenti. Dei circa sessantamila detenuti delle carceri italiane, spiega Nordio, il venti per cento ha a che fare con reati “collegati alla tossicodipendenza”. Escludendo i  “criminali che appartengono a organizzazioni che sono vere e proprie spacciatrici di morte”,  coloro che delinquono in ragione del loro stato di tossicodipendenza “sono più dei malati da curare, che non dei delinquenti da punire”, e per essi, a luglio, è stato presentato un disegno di legge “per una detenzione differenziata presso comunità terapeutiche”.

Un’ altra questione, continua il Ministro, ha a che fare con la prevenzione della tossicodipendenza negli istituti penitenziari, problema per il quale si ha a disposizione una rete di flussi informativi e i controlli all’interno del carcere. Nordio richiama l’attenzione  sull’emergenza della circolazione del Fentanyl, una droga molto diffusa negli Stati Uniti. Sebbene i casi in Italia siano pochissimi, è necessario monitorare la situazione, afferma il Guardasigilli.

Sempre in tema di prevenzione, il Ministro sottolinea l’importanza di un’occupazione professionale per chi esce dal carcere. Per la popolazione detenuta “noi dobbiamo introdurre nella detenzione differenziata, ma anche in quella ordinaria, il lavoro”, che è imposto dell’esigenza rieducativa richiesta dalla Costituzione e dalla nostra coscienza cristiana. L’utilità di imparare un lavoro nel carcere deve coniugarsi all’impegno istituzionale di trovare un’occupazione a chi esce: è il progetto Recidiva zero. I dati dimostrano che la recidiva nel crimine scende dal quaranta per cento al due per cento, sottolinea Nordio, e “soprattutto per i tossicodipendenti questa possibilità è la carta vincente”, conclude.