Nordio al 50° della legge di ordinamento penitenziario

Convegno 50 anni ordinamento penitenziario_il ministro della Giustizia Carlo Nordio
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La funzione della pena, del reato, dell’esecuzione penale. Su questi temi il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha svolto la sua lectio magistralis al convegno per i 50 anni dalla legge di ordinamento penitenziario (l. n. 354 del 1975) nell’aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio.

“Si punisce per intimidire, per reprimere, in funzione speciale e general-preventiva”, ha spiegato il Guardasigilli, rivolgendosi al numeroso personale di polizia penitenziaria e agli studenti della facoltà di Giurisprudenza dell’università Luiss presenti.

“Spesso si trascura – ha proseguito il Ministro –  che si punisce anche per placare l’allarme sociale: se le persone che delinquono non fossero punite, verrebbe voglia di farsi giustizia da sé”. È questa polifunzionalità della pena ad ispirare il codice penale, cui va aggiunta, non per ultima, che “la pena deve tendere alla rieducazione del condannato”, ha sottolineato il Ministro.

A fianco alla pena, ci sono i reati – “quanto di più volatile esista nella storia della criminologia”, ha sottolineato il Ministro, tra fatti che non sono più delitti e nuovi beni giuridici meritevoli di tutela penale.

Nordio ha poi parlato delle misure per ridurre il sovraffollamento carcerario. Dall’ipotesi di far scontare la pena dei detenuti stranieri nei loro Paesi di origine, agli interventi sulle persone in custodia cautelare.

A intervenire nell’aula dei gruppi parlamentari è stato anche il capo Dap. Il merito della legge di ordinamento penitenziario è la sua “filosofia di insieme”, il contributo ad un “sistema coerente con tutto il dettato costituzionale e con l’articolo 27”, ha sottolineato Stefano Carmine De Michele.

Paola Severino, presidente della Scuola nazionale dell’amministrazione e già ministra della Giustizia, ha evidenziato la portata rivoluzionaria della riforma del ’75, tesa a dare nuova dignità ai detenuti attraverso la centralità del trattamento. Tra i punti rivoluzionari citati da Severino è “l’apertura alla società esterna, l’istruzione, la cultura, lo sport, il lavoro come elementi del trattamento penitenziario risocializzante, che devono essere svolti insieme alla società esterna”.

Di “carcere della speranza” ha parlato il procuratore generale della corte d’Appello di Roma Giuseppe Amato. La legge del ’75 infatti unisce “un’utopia, che implica che il carcere abbia la forza di cercare di recuperare e riabilitare” a un “carcere sicuro”.