Nordio: “Mi batto da sempre per coniugare la pena con la rieducazione”
4 Dicembre 2025
“Da sempre mi batto sulla necessità di coniugare la sanzione della pena con l’intento rieducativo, scritto nella Costituzione e scolpito nella nostra coscienza, laica o cristiana che sia”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che assieme a quello dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha presentato il progetto ‘Folsom Freedom’, iniziativa che, grazie anche alla partecipazione di Gruppo FS Italiane, introduce nelle carceri italiane la formazione tecnica in realtà virtuale, con l’obiettivo di fornire competenze utili al reinserimento e immediatamente spendibili nel mercato del lavoro, contribuendo a ridurre la recidiva e a rafforzare la sicurezza sociale.
Alla conferenza stampa, che si é tenuta presso la sala stampa di Palazzo Chigi, hanno partecipato anche il presidente di Ferrovie dello Stato, Tommaso Tanzilli, il vice presidente di Confindustria, Maurizio Marchesini, e il Ceo della startup DIVE! Srl Michelangelo Mochi.
“La tecnologia offre oggi possibilità straordinarie – ha proseguito Nordio – siamo però consapevoli che non sia sufficiente insegnare un lavoro, ma anche trovarlo all’uscita dal carcere”. E al vicepresidente Marchesini che faceva notare come “il problema della ripetitività dei crimini commessi è dovuta anche al fatto che chi esce dal carcere non ha opportunità… perché quando le persone escono, è tutto più difficile: é quasi impossibile trovare un’abitazione, aprire un conto corrente, avere un medico, un telefono o un mezzo di trasporto. Insomma, ricostruire le condizioni del vivere civile”, Nordio ha risposto che “al di là del lavoro all’esterno del carcere, occorre dare a chi esce tutti quei supporti senza i quali anche il lavoro diventa inutile: agire – e lo faremo se sarà necessario con innovazioni normative – par dare la possibilità di vivere, devono avere un conto corrente, carte di credito e un’abitazione quanto meno decorosa”.
Il ministero della Giustizia, attraverso il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e quello della Giustizia minorile e di comunità, individua i soggetti idonei ai percorsi di formazione nel circuito penale esterno e coordina tempie luoghi dell’esperienza formativa. Di contro il ministero dell’Istruzione e del merito predispone il sistema di istruzione e formazione attraverso il percorso laboratoriale in realtà virtuale, avvalendosi di best practice già consolidate, sia per modalità operative sia per fornitori già coinvolti, e rispondendo alle richieste formative del sistema delle imprese.
“Questo tipo di intervento – ha sottolineato il ministro Valditara – si inserisce pienamente all’interno di quella idea di scuola costituzionale che abbiamo fortemente in mente. La Costituzione recita che la pena deve tendere sempre alla rieducazione del condannato. E se prevede la rieducazione, evidentemente prevede anche la possibilità di riscatto”. Ed é proprio in questa ottica, ha aggiunto il Ministro, che “abbiamo deciso di sestuplicare i fondi per la scuola in carcere. Fino a qualche mese fa fa erano 4 milioni e 100mila euro, abbiamo aggiunto con un decreto firmato ad agosto altri 25 milioni di euro per laboratori e attività aggiuntive, per sperimentazione”.
L’iniziativa è già stata avviata in tre istituti penitenziari, Taranto, Civitavecchia e Genova. Le modalità di erogazione prevedono che ogni lezione, tenuta da un docente specializzato, duri 3 ore, tra teoria, dimostrazione da parte del docente ed esperienza immersiva. Il Presidente di Gruppo FS Italiane, Tanzilli, parlando dell’impegno dell’azienda ha ricordato che proprio perché siamo “una grande azienda di Stato, non possiamo che farci carico di queste iniziative” e visti gli esiti “veramente molto interessanti” già incassati dall’iniziativa “contiamo di proseguire e realizzarni anche altri”.
A Michelangelo Mochi, Ceo della DIVE! srl, infine, il compito di illustrare nel dettaglio l’iniziativa: “La realtà virtuale permette di imparare in modo sicuro ed efficace, di sbagliare senza conseguenze, permette di riuscire a chi non ci ha mai creduto – ha raccontato – Durante l’esperienza immersiva abbiamo visto che i detenuti ci mettono passione e impegno ed è la conferma più preziosa del progetto pilota. ‘Folsom freedom’ è un modello di rinascita e una risposta concreta per ridare competenze, dignità e futuro a chi rischia di tornare a sbagliare solo perché non vede alternative”.