Utopia e nuova umanità: detenuto straniero si laurea al Pagliarelli

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Uno studente, di più, un laureando, che si interroga sul senso dell’utopia: il suo destino, i fallimenti cui è andata incontro nei vari periodi storici, la possibilità di una nuova società, capace di superare conflitti, guerre e fratture. Utopia: Wikipedia la descrive come “un ideale irrealizzabile, un progetto inattuabile, il modello immaginario di una società perfetta, dove gli uomini vivano nella piena realizzazione di un ideale politico e morale”.

Un ‘progetto inattuabile’ proprio nulla ha a che vedere con quanto realizzato dallo studente che oggi si è laureato, e che nelle sue condizioni aveva tutto il diritto di immaginare difficoltà se non addirittura la sicura impossibilità di raggiungere il traguardo.  Lui è H. P., ha 36 anni, non é italiano ed é detenuto nel carcere di Pagliarelli. Almeno due su tre possono essere intesi come impedimenti, dove la lingua é sicuramente quello meno impegnativo. H.P. arriva nel carcere siciliano dal Polo universitario penitenziario di Milano e nell’anno accademico 22/23 si immatricola all’Università di Palermo. Completa il suo percorso triennale in Studi filosofici e storici, con la media del 28, e oggi si laurea con una tesi dal titolo “La nuova società dell’umanità”, ispirata alle riflessioni di Luciano Canfora. “Utopico, ma questo é il compito  della filosofia – spiega Marco Carapezza, relatore della tesi di laurea -, intravedere mondi altri, aprire orizzonti di pensiero, alimentare speranza. Un esercizio che, in un contesto di detenzione, può diventare occasione di consapevolezza, rinascita e riabilitazione”.

Con questo nuovo traguardo, l’Università di Palermo celebra il terzo laureato in regime detentivo, dopo i precedenti due percorsi che si sono conclusi nell’ottobre 2024, con un laureato in Urbanistica e Scienze della città al Dipartimento di Architettura, e a ottobre 2025, con un dottore in Studi globali, Storia, Politiche, Culture al Dipartimento Culture e Società.

“Carattere tenace e una forte volontà” così lo descrive il tutor Alessandro Di Stefano, mentre Luisa Amenta, prorettrice di UniPa, ha sottolineato che “questo importante risultato rappresenta non soltanto un traguardo personale, ma la dimostrazione concreta di come il diritto allo studio possa aprire spazi di riflessione, di crescita e di futuro anche nei contesti più complessi. Il suo percorso ci ricorda come l’istruzione e la cultura siano strumenti potenti di dignità, libertà interiore e trasformazione e che l’Università ha il dovere di rendere accessibili le opportunità di apprendimento a tutte e a tutti. L’impegno e la profondità della sua ricerca sull’utopia testimoniano quanto la conoscenza possa restituire senso, visione e responsabilità”

“Il percorso di studi affrontato da H. P. si configura come un’opera rieducativa fondamentale per un detenuto condannato in via definitiva. Un momento di grande successo per le istituzioni” ha spiegato Nicola Mazzamuto, presidente del Tribunale di sorveglianza, mentre la direttrice della casa circondariale Pagliarelli, Maria Luisa Malato, ha orgogliosamente puntualizzato che lo studio “é entrato a tutti gli effetti quale elemento del trattamento detentivo. Molto c’è ancora da fare – ha però ammesso – ma i primi importanti risultati li stiamo finalmente registrando. E’ un’occasione che questo detenuto ha saputo cogliere e sfruttare per vivere il tempo in carcere in maniera positiva. Speriamo che tanti altri possano fare questa scelta”.

“Una speranza per il futuro” ha chiosato Antonino De Lisi, garante regionale dei Diritti delle persone detenute, a proposito della nipotina del laureando che, durante tutta la cerimonia, lo ha guardato con orgoglio. Mentre alla “funzione di risocializzazione della pena” ha fatto riferimento Paola Maggio, delegata del rettore per i Rapporti con gli istituti penitenziari, parlando dei Poli universitari penitenziari che “offrono agli studenti detenuti l’opportunità di costruire un progetto di vita, di reinserimento e di partecipazione attiva alla società”.