Giustizia di comunità: area penale esterna, oltre 100mila persone
6 Febbraio 2026
Anche quest’anno, la giustizia di comunità si riconferma la risposta prevalente alla commissione di un reato.
Secondo i dati dell’ultima relazione sull’amministrazione della giustizia, al 31 dicembre 2025 erano in carico agli uffici di esecuzione penale esterna 142.780 persone; più del doppio dei detenuti in carcere, che alla stessa data erano 63.499.
Nel 2025 si registra una tendenza positiva: l’aumento delle persone sottoposte a misure o sanzioni di comunità e la diminuzione di quelle sotto attività di indagine o consulenza. I primi sono 100.513 e aumentano dell’8% rispetto al 2024, i secondi 42.267 e si riducono dell’11% rispetto al 2024. Questi dati, secondo la relazione, attestano una maggior efficienza del sistema, dovuta sia all’assunzione di funzionari che ha consentito di smaltire le pratiche in fase istruttoria, sia all’adozione di procedure semplificate grazie ad accordi con l’autorità giudiziaria procedente.
Per quanto riguarda la tipologia di misura, la maggior parte delle persone in misura di comunità è sottoposta a misure alternative alla detenzione: l’affidamento in prova al servizio sociale (33.641), la detenzione domiciliare (13.956), la semilibertà (1.403).
Segue per consistenza numerica la messa alla prova, che coinvolge 27.406 persone. Anche per questa misura di comunità si registra un aumento costante, a fronte di un numero ridotto di revoche pari, nel 2025, all’1,6% del totale. Un indicatore di qualità – si sottolinea nella relazione – dei programmi di trattamento destinati alle persone sanzionate.
Più fuori, meno dentro: i dati sull’esecuzione penale esterna
La “macchina” dell’esecuzione penale esterna è ormai collaudata per gestire grandi numeri. A fare la differenza è il confronto costante tra gli Uepe e gli uffici giudiziari. Ad oggi sono attivi 40 protocolli con i tribunali e gli uffici di sorveglianza; un metodo che rende omogenee e snelle sia l’istruttoria che l’esecuzione vera e propria delle misure alternative alla detenzione.
Essenziale è anche la collaborazione tra gli uffici di esecuzione penale esterna e i penitenziari, che permette alla persona detenuta che ne abbia diritto di accedere facilmente a permessi premio e misure alternative, o più semplicemente di uscire a fine pena senza ritardi. Con questo obiettivo si stanno moltiplicando i presidi Uepe all’interno dei penitenziari: al 31 ottobre 2025 erano 27.
Per quanto riguarda la messa alla prova e i lavori di pubblica utilità, si stanno rivelando efficaci gli 82 sportelli istituiti presso i tribunali. La maggior parte di queste strutture di prossimità svolgono attività di consulenza, ma in alcune è possibile avviare le pratiche di accesso a queste misure.
L’esecuzione concreta della messa alla prova e dei lavori di pubblica utilità è possibile grazie alle convenzioni con gli enti pronti a ospitare i soggetti. Sono 13 quelle stipulate a livello nazionale – ormai storica è quella con la Croce Rossa italiana – e del 2025 è l’accordo con il ministero della Difesa, per un totale di oltre 3mila posti disponibili. Ogni ufficio giudiziario può inoltre stipulare le convenzioni in autonomia: al 31 ottobre ne sono state sottoscritte 16.671.
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