28 nuove Fiamme azzurre, due atlete per pattinaggio e scherma

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Noemi Maria Tali, nata a Milano il 22 marzo 2005, è un astro nascente del pattinaggio di figura sul ghiaccio, come si nota dalla crescita del valore delle medaglie conseguite. Infatti, passa, sempre a livello juniores italiano, dal bronzo del 2020 all’argento del 2021, all’oro 2022 e 2023, per poi culminare nell’oro a livello mondiale del 2024.

Noemi Tali della Fiamme azzurre - 5 marzo 2026 (Foto del Ministero della Giustizia)
Noemi Maria Tali della Fiamme azzurre – 25 marzo 2026 (Foto del Ministero della Giustizia)

La chiacchierata con gNews inizia con un commento sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 e qui Noemi già fa trasparire come il sogno siano le competizioni olimpiche e l’obiettivo divenirne campionessa: “Vedere persone che gareggiano e che conosco, avendoci gareggiato insieme, mi fa avvertire la pressione che possono provare a essere lì”. Uscire dal circuito juniores però le ha fatto capire “come le Olimpiadi non siano un traguardo finale, ma un passaggio, che si costruisce giorno dopo giorno con lavoro e sacrificio, concentrandosi sul percorso e riprovando i movimenti finchè non sono perfetti”.

L’avvicinamento a questa disciplina è avvenuto un po’ per caso, perché da bambina era molto appassionata di danza classica. Per qualche anno, dopo aver provato a pattinare sul ghiaccio con la sorella, ha praticato entrambe le discipline, poi ha rotto gli indugi e ha scelto le ‘lame’ dei pattini, perché le sembravano più ‘speciali’. A soli dodici anni poi decide di propendere per il pattinaggio di coppia. Un scelta ‘romantica’, infatti, pattinando in coppia le sembra di “essere una principessa col suo principe”.

Da circa tre anni ha trovato un compagno fisso, Noah Lafornara. Questo connubio sportivo e artistico è stato così forte che l’obiettivo delle qualificazioni alle Olimpiadi è diventato realizzabile e facendo preconizzare per la giovane coppia un futuro da campioni. Le aspettative non sono però un preso per Noemi, che anzi ragionando, afferma che “sapere di fare parte della nuova generazione non solo italiana, ma mondiale, mi ha dato una spinta di confidence per puntare alle olimpiadi”.

La sua predilezione per il pattinaggio nasce dalla percezione dell’ “eleganza dei movimenti, il feeling che si ha sul ghiaccio, viaggiare con una sola spinta da un lato all’altro della pista, è diversa da qualsiasi altra sensazione abbia provato. Mi mette poi costantemente alla prova, è uno sport nel quale si fa molta fatica, ma è questa che mi fa migliorare, sia a livello tecnico che artistico; trovo parti nuove di me stessa, mi spinge sempre a migliorarmi”. Nulla sembra poter scalfire questa confidence dell’atleta torinese, anche lo stop ai piani di allenamento dato dall’infortunio del compagno di coppia, è stato utilizzato da Noemi per “imparare come gestire il corpo, imparare ad ascoltarlo, focalizzarsi su altri aspetti, come la comunicazione con il partner e con la federazione. Sto sperimentando diversi tipi di danza, per imparare nuovi stili da portare in pista”. Senza dimenticare l’importanza della preparazione fisica naturalmente, che è la base per la pianificazione del quadriennio pre-olimpiadi. “Mettere da parte questa stagione sfortunata e ripartire”, è l’auspicio di Noemi. Anche nella vita privata lei è sempre in movimento, in ripartenza: oltre all’impegno sportivo ora è iscritta alla facoltà di Scienze politiche, data la sua passione per la politica internazionale.

Alle Fiamme azzurre della Polizia penitenziaria è arrivata grazie al tecnico Walter Rizzo, padre del pattinatore ‘azzurro’ Matteo Rizzo, anche se già conosceva il gruppo sportivo grazie agli altri atleti del pattinaggio e ha sentito una forte identificazione nei valori delle corpo azzurro: “Disciplina, impegno e spirito di sacrificio”. Il giorno del giuramento è stato per Noemi una emozione speciale, che si è sentita “patriottica e ha avvertito un grande rispetto per la bandiera tricolore, simbolo dell‘Italia”, tanto da spingerla a sentirsi motivata “a rendere orgoglioso il mio paese di quello che faccio”, con la consapevolezza che le Fiamme azzurre possono “amplificare questa sensazione di fierezza”, confermata poi durante la cerimonia del giuramento, quando ha potuto ‘scortare’ il portabandiera insieme ad un altro collega.

 

Letizia Gabola nasce a Torino il 5 ottobre 2006. La schermitrice è medaglia d’oro nella Coppa del mondo u20 nel 2024 e nel 2o25. In apertura di 2026 partecipa per la prima volta a una competizione ‘assoluta’, posizionandosi nella classifica della disciplina come ‘top 32’. Letizia ha conosciuto la scherma grazie alla sorella appassionata che l’ha “trascinata” ad allenarsi con lei. La vera spinta a proseguire l’atleta la sente guardando le grandi fiorettiste italiane trionfare e poi potersi allenare con loro. Il suo talento si è sviluppato al Club scherma Torino, “un ambiente bellissimo per struttura e persone”.

 

Letizia Gabola Jole Maide delle Fiamme azzurre - 5 marzo 2026 (Foto del Ministero della Giustizia)
Letizia Gabola delle Fiamme azzurre – 25 marzo 2026 (Foto del Ministero della Giustizia)

Pur iniziando con la specialità della sciabola, ben presto Letizia arriva al fioretto, considerato da lei “più elegante, completo e con la possibilità di adottare diversi stili di combattimento”, oltre ad adattarsi alla complessione fisica che Letizia sviluppa, crescendo. Con la scherma, insomma, è amore a prima vista. La affascinano “il dinamismo degli attacchi rapidi, la concentrazione mentale, la costanza, la calma ma soprattutto il suo senso artistico”. Fisicamente, secondo la fiorettista, la scherma “assomiglia al tennis, perché coinvolge fisico e testa, richiedendo grande resistenza, esplosività ed equilibrio, con i match che durano 15 minuti e sono in sequenza”.

Spazio poi a uno sguardo sul futuro, che a Letizia non sembra così lontano. Il suo ragionamento parte dall’idea che “intorno ai 30 anni di solito si smette a questi livelli” e così la fiorettista ha deciso di intraprendere il percorso di laurea in economia e management, studiando più che può, mantenendo il percorso sportivo e accademico in parallelo. La giornata tipo è scandita da un allenamento in palestra la mattina, poi il pomeriggio di lezioni e studio all’università e la sera dedicata al tempo libero con la non banale complicazione che queste attività si dividono tra Brescia e la natia Torino.

Delle Fiamme azzurre l’ha attirata “il fattore ‘gruppo’ – rivela Letizia – di cui molti colleghi mi hanno raccontato grandi cose”. Come obiettivo futuro, non riesce ancora ad avere pensieri ‘olimpici’ e preferisce concentrarsi sui vicini mondiali u20 ad aprile a Rio de Janeiro in Brasile.

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