Consapevolezza digitale: il progetto pilota di Napoli

Michele parla con me
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Negli ultimi anni si è assistito a un incremento dei fenomeni devianti da parte di giovanissimi e l’uso della tecnologia ha contribuito all’introduzione di nuove fattispecie di reato come il cyberbullismo, il revenge porn, il furto dell’identità digitale e il danneggiamento della reputazione online. Questi fatti perpetrati da giovani a danno di loro coetanei e non solo, hanno spinto l’ufficio prevenzione della devianza del dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità ad avviare una serie di progetti volti ad arginare e a prevenire il fenomeno del bullismo e dei reati in rete.

Al riguardo, sul sito del ministero della Giustizia, è stato pubblicato il report digitale “Michele parla come me”, un modello educativo peer to peer, per la prevenzione del bullismo, del cyberbullismo, dei reati in rete e per l’emersione delle vittime, redatto al termine di un progetto sperimentale svolto a Napoli, nel biennio 2024-2025, ed esteso al territorio di Nola per quest’anno.

Il documento spiega le fasi sperimentali del progetto, gli obbiettivi attesi e quelli raggiunti, raccoglie i dati e riporta le testimonianze dei partecipanti, dimostrando come le scuole, le famiglie, le istituzioni e il Terzo settore possono collaborare per proteggere e ascoltare i giovani nell’affrontare queste problematiche.

Il progetto pilota di Napoli, difatti, comprendendo la necessità di operare su più livelli per intercettare ogni contesto sociale in cui l’adolescente si forma, è riuscito a creare una sinergia tra attori sociali del territorio, quali parrocchie e associazioni, e l’ambiente privato, come famiglia e gruppo dei pari.

Uno degli aspetti innovativi è il coinvolgimento di ‘formatori’, scelti tra giovani a rischio di esclusione e minori autori di reati in ambito digitale, in carico alla giustizia minorile e sottoposti a programmi di messa alla prova. Il capo dipartimento, Antonio Sangermano, che ha curato la prefazione del report, tiene a sottolineare che “questa partecipazione capovolge il ruolo attribuito tradizionalmente ai minori in carico alla giustizia: essi non sono solo destinatari della prevenzione, ma diventano anche protagonisti e promotori di messaggi di legalità e di responsabilizzazione”.

Il progetto prevede corsi di formazione svolti da psicologi, pedagogisti e legali per i formatori che andranno poi a dialogare in aula con gli studenti; in questo modo, e grazie anche all’aiuto della Polizia di Stato, Polizia postale e magistratura minorile, i reati digitali vengono approfonditi sotto ogni aspetto, sia da chi li ha già commessi, sia da chi potrebbe commetterli e sia da chi potrebbe esserne vittima. Allo stesso modo, i genitori degli alunni e dei giovani messi alla prova incontrano gli esperti per creare momenti di confronto e dialogo sui rischi della rete e sui comportamenti protettivi.

Michele parla con me

Nella parte conclusiva del report sono state riportate le interviste rilasciate da tutti i partecipanti. Tra gli obiettivi raggiunti, la psicologa Assunta Campobasso riscontra : “il profondo cambiamento di alcuni giovani facilitatori che, con consapevolezza, hanno scelto di prendere le distanze dai comportamenti che li avevano portati a contatto con la giustizia, scegliendo di intraprendere gli studi universitari o di avviarsi al lavoro”.

A dimostrazione del fatto che ‘Michele parla come me’ è un modello replicabile, capace di raggiungere i ragazzi e creare reti tra più realtà, al termine dell’edizione 2026 verrà divulgato un nuovo report da diffondere digitalmente per poter dare la possibilità a chiunque di metterlo in pratica.

In una società in cui l’uso delle nuove tecnologie è sempre più accessibile, specie per i nativi digitali, il dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità ha voluto creare uno strumento che possa accrescere la responsabilità e la consapevolezza online.

La vasta attenzione rivolta ai fatti commessi nel web è una risposta alle moderne devianze giovanili che, a differenza dei reati classici, risultano essere più insidiosi a causa di alcune caratteristiche come la mancanza di violenza manifesta, l’uso di uno schermo per far del male e l’uso di nickname per nascondere l’identità. Infatti, mentre il termine bullyng indica un’oppressione fisica che perdura nel tempo da parte di una o più persone a danno di un’altra e ha caratteristiche di intenzionalità e continuità nel tempo, il cyberbulling avviene tramite piattaforme online, e-mail, videogiochi e app di messagistica, attaccando la vittima su più fronti e minandone la salute mentale.

‘Michele parla come me’, come scrive la dirigente ufficio I Prevenzione della devianza: “E’ un lavoro che nasce per restituire la parola ai ragazzi: una parola concreta della comunicazione tra pari, capace di agganciare l’attenzione di chi oggi vive prevalentemente il digitale. I risultati conseguiti dimostrano la virtuosità del metodo, che privilegia il passaggio dalla sola logica sanzionatoria a percorsi di responsabilizzazione, e indicano la trasferibilità del modello su scala nazionale”.