De Michele alla Penitenziaria: “Nelle carceri, lo Stato ha il vostro volto”
18 Marzo 2026
Il messaggio del capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, al personale in occasione dei 209 anni del Corpo di polizia penitenziaria.
Donne e Uomini del Corpo di polizia penitenziaria,
in qualunque momento avessi scelto di scrivere questo messaggio, avrei saputo con assoluta certezza che migliaia di voi, proprio in quell’istante, stavano svolgendo il loro servizio.
Ora, so che qualcuno è di turno in una sezione detentiva, qualcuno sta gestendo una situazione difficile, qualcuno sta intervenendo su un evento critico, qualcuno sta vigilando in silenzio mentre altri dormono. Molti di voi, mentre risuonano queste parole, saranno già in uniforme, nel cuore degli istituti penitenziari, oppure impegnati nei tanti servizi che il Corpo svolge ogni giorno al servizio del Paese.
Il Corpo di polizia penitenziaria non si ferma mai perché non può fermarsi la presenza dello Stato.
Voi siete quella presenza. Lo siete quando entrate in servizio lasciando a casa una preoccupazione familiare. Lo siete quando affrontate turni lunghi, contesti difficili, tensioni improvvise, situazioni che mettono alla prova la vostra forza, il vostro equilibrio e talvolta anche la vostra serenità. Lo siete quando vi trovate di fronte al disagio, alla sofferenza, alla paura, alla violenza.
Lo siete anche quando, con il vostro lavoro silenzioso, contribuite a salvare una vita, a prevenire una tragedia, a ristabilire l’ordine quando rischia di spezzarsi.
Il lavoro della polizia penitenziaria è uno dei più complessi che lo Stato possa affidare ai propri servitori. È un lavoro che si svolge ogni giorno dentro luoghi in cui la tensione può nascere in qualsiasi momento, in cui il confine tra sicurezza e disordine è spesso sottile e in cui professionalità, fermezza e umanità devono convivere nello stesso gesto e nella stessa decisione. È un lavoro che richiede disciplina, lucidità e senso dello Stato. Ed è un lavoro che soltanto il Corpo di polizia penitenziaria sa svolgere con quella sensibilità, quella competenza e quella responsabilità che la legge e la Costituzione vi affidano.
So bene che, dopo molti anni di servizio, può affiorare talvolta il senso della fatica, dello sconforto, del turbamento. È umano. È il segno di una professione che si vive davvero, fino in fondo.
È perciò molto importante che vi sia nella collettività piena consapevolezza del valore di questo impegno, della difficoltà delle condizioni in cui sempre operate e della responsabilità che assumete ogni giorno.
Perché ciò che fate è essenziale.
Voi garantite l’ordine e tutelate la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari. Voi salvaguardate la vita delle persone detenute. Voi proteggete chi lavora negli istituti, chi vi accede, chi vi opera.
Voi rendete possibile, ogni giorno, l’esercizio di una delle responsabilità più delicate dello Stato. E lo fate con un equilibrio che è insieme forza e misura.
Nel celebrare il 209° Annuale di fondazione del Corpo di polizia penitenziaria, il pensiero va prima di tutto a voi che siete in servizio.
A voi che, anche in questo momento, siete nelle sezioni, nei corridoi degli istituti, nelle garitte, nei servizi di traduzione e piantonamento, nei servizi esterni, nelle tante articolazioni in cui il Corpo opera. A voi che ogni giorno tornate nello stesso posto e, proprio per questo, compiete qualcosa di straordinario.
Perché l’eroismo, nel vostro lavoro, non è fatto di gesti isolati ed eclatanti. È fatto di presenza. È fatto di continuità. È fatto di responsabilità. Il valore di ciò che fate merita di essere riconosciuto, anche nelle vostre famiglie, tra le persone che condividono con voi la vita quotidiana e che spesso partecipano, silenziosamente, ai sacrifici che questa professione comporta. Perché il vostro lavoro è parte viva dello Stato.
Lo Stato, dentro gli istituti penitenziari, ha il vostro volto, con la vostra professionalità e il vostro senso del dovere. È attraverso il vostro servizio quotidiano che lo Stato continua, infatti, a essere presente, autorevole e credibile nei luoghi più difficili e delicati della Repubblica.
Grazie per quello che fate. Grazie per come lo fate.
Grazie per essere, ogni giorno, il Corpo di polizia penitenziaria.
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